venerdì 6 ottobre 2017

Pequeño vals Vienés - Federico García Lorca/Leonard Cohen


Pequeño vals Vienés è una poesia scritta da Federico García Lorca durante la sua permanenza a New York negli anni 1929-1930 e viene presentata per la prima volta dall'autore al suo amico José Bergamín nel 1936 in piena Guerra Civile Spagnola, Bergamín pubblicherà poi la poesia in Messico nel 1940, in Spagna coi generali fascisti al potere era vietato pubblicare o leggere poesie o altre opere del poeta. Leonard Cohen appassionato lettore di García Lorca, la traduce e compone la musica. Nel 1986 esce il disco Poeti a New York che contiene brani di diversi cantanti che in omaggio a Lorca cantavano le sue poesie, tra gli altri anche Angelo Branduardi. Proprio in quel disco compare per la prima volta "Take this waltz" l'adattamento in lingua inglese della poesia di Lorca. Leonard Cohen in quell'occasione dichiarò che adattare la poesia alla canzone gli costò una risma di fogli di carta e la depressione. La canzone è molto bella e consiglio a tutti di cercarla ed ascoltarla.
Quì su Isola Natura, però voglio presentare un'altra versione, quella che recupera la poesia originale di García Lorca in castigliano, cantata da Silvia Pérez Cruz che già altre volte ho presentato in questo blog e accompagnata alla chitarra elettrica a volte distorta da un eccezionale Raül Fernandez Miró. 
Una bellissima chicca che penso tutti apprezzerete



Federico García Lorca
Spagna - Fuente Vaqueros 5 giugno 1898 - Viznar 18 Agosto 1936


Poeta e drammaturgo spagnolo. Dopo il sollevamento delle forze armate ai comandi dei generali fascisti, si schierò apertamente a favore della Repubblica democraticamente eletta e delle forze repubblicane. Principalmente per questo motivo, durante la Guerra Civile, il 18 agosto del 1936 mentre era ospite a casa di amici, venne prelevato dalla polizia franchista, portato in un luogo isolato, fucilato e il suo corpo gettato in un burrone.

Pequeño vals Vienés 

En Viena hay diez muchachas, 
un hombro donde solloza la muerte 
y un bosque de palomas disecadas. 
Hay un fragmento de la mañana 
en el museo de la escarcha. 
Hay un salón con mil ventanas. 
¡Ay, ay, ay, ay! 
Toma este vals con la boca cerrada. 

Este vals, este vals, este vals, 
de sí, de muerte y de coñac 
que moja su cola en el mar. 

Te quiero, te quiero, te quiero, 
con la butaca y el libro muerto, 
por el melancólico pasillo, 
en el oscuro desván del lirio, 
en nuestra cama de la luna 
y en la danza que sueña la tortuga. 
¡Ay, ay, ay, ay! 
Toma este vals de quebrada cintura. 

En Viena hay cuatro espejos 
donde juegan tu boca y los ecos. 
Hay una muerte para piano 
que pinta de azul a los muchachos. 
Hay mendigos por los tejados. 
Hay frescas guirnaldas de llanto. 
¡Ay, ay, ay, ay! 
Toma este vals que se muere en mis brazos. 

Porque te quiero, te quiero, amor mío, 
en el desván donde juegan los niños, 
soñando viejas luces de Hungría 
por los rumores de la tarde tibia, 
viendo ovejas y lirios de nieve 
por el silencio oscuro de tu frente. 
¡Ay, ay, ay, ay! 
Toma este vals del "Te quiero siempre". 

En Viena bailaré contigo 
con un disfraz que tenga 
cabeza de río. 
¡Mira qué orilla tengo de jacintos! 
Dejaré mi boca entre tus piernas, 
mi alma en fotografías y azucenas, 
y en las ondas oscuras de tu andar 
quiero, amor mío, amor mío, dejar, 
violín y sepulcro, las cintas del vals.




Leonard Cohen


Canada - Montréal 21 settembre 1934 - Los Angeles 7 novembre 2016 

Cantautore, poeta, scrittore e compositore canadese. 
Di famiglia ebraica immmigrata in Canada, è cresciuto in un quartiere anglofono di Montrèal. Nell'università della stessa città si laurea nel 1955 in letteratura inglese, l'anno successivo 1956 pubblica la sua prima raccolta di poesie col titolo Let Us Compare Mythologies. Nel 1967 esce il suo primo disco come cantautore Songs of Leonard Cohen, non ebbe un grande successo tra la critica, ma oggi viene ritenuto tra i suoi migliori. Moltissimi sono i brani celebri che ci ha lasciato: Suzanne, Dance me to the end of Love, Famous Blue Raincoat, The Partisan, There Is a War, Hallelujah e tantissimi altri. 
Il suo amore per Garcia Lorca, inzia a 15 anni quando trovò una raccolta di poesie di Lorca in una libreria a Montrèal, da allora non se ne separò più. 
Take is waltz è il suo tributo al poeta spagnolo, Pequeño vals Vienés diventa con Cohen una bellissima canzone a ritmo di valzer, il testo cantato in inglese è la sua traduzione.






Silvia Pérez Cruz

Spagna - Palafrugell, Gerona 15 febbraio 1983 cantante in diversi generi di musica popolare 


Proviene da una famiglia di musicisti, suo padre Càstor Pérez Diaz è stato un famoso compositore e cantante di habaneras, canzoni della musica popolare spagnola. Fin da piccola ha iniziato a studiare solfeggio, pianoforte e sassofono. Nel 2012 esce il suo primo disco da solista "11 de novembre" con canzoni in catalano, castigliano, portoghese e galiziano, nel 2014 inizia la collaborazione con Raül Fernandez Miró ed esce il loro disco "Granada". Vincitrice di numerosi premi tra i quali il prestigioso Premio Goya nel 2012 e nel 2017.





Raül Fernandez Miró (Refree)

Spagna - Barcellona 1976 
cantante, musicista, compositore, 
produttore discografico












domenica 6 agosto 2017

Cartoline da Aarus - Capitale Europea della Cultura 2017


Iceberg - Complesso residenziale nella zona del porto










Panorama della citta vista dal porto









Møllestien










Dem Gamle By (La città vecchia) - Un museo all'aperto










Aros Aarhus Kunstmuseum (Museo d'arte moderna) con sul tetto la passeggiata dentro l'arcobaleno




Da non perdere!!!!
Mostra all'aperto Habitat: Aarhus - un anno di natura ad Aarhus in fotografia

per saperne di più:
http://www.habitataarhus.dk/en/
















Il canale al centro della città





Centro città






Quartiere latino






sabato 3 giugno 2017

Ophrys apifera: l'orchidea che non ha impollinatore





Per parlare di Ophrys apifera e delle sue peculiarità rispetto alle altre ophrys, ho voluto iniziare pubblicando questo bellissimo fumetto di Randall Munroe, presa dal suo sito xkcd.com. (la traduzione dall'inglese è di Francesca Sotgiu).




Se volete sapere chi è Randall Munroe:

https://it.wikipedia.org/wiki/Randall_Munroe


E se volete curiosare nel sito di webcomic xkcd:

https://xkcd.com/



Ma veniamo a Ophrys apifera.


Come tutte le orchidee del genere Ophrys, anche O. apifera aveva adottato come strategia di impollinazione quella dell’attrazione sessuale: il suo labello aveva assunto la forma, il colore e l’odore della femmina dell’insetto che voleva attrarre. In questo modo l’insetto pronubo travolto dall’eccitazione di copulare con la femmina, entrava in contatto con i pollinii dell’orchidea e siccome i pollinii erano dotati di una sostanza collosa (viscidio), restavano attaccati al corpo dell’ape impollinatrice che se li portava in giro a visitare altre femmine/ophrys attuando così l’impollinazione. 
Purtroppo, come ci dice il fumetto di Randall Munroe, non si sa quando, non si sa come, ma l’ape impollinatrice si è estinta e la nostra orchidea è rimasta senza il suo insetto impollinatore.
Ma Ophrys apifera è dotata di un forte spirito di sopravvivenza: è morto il mio insetto impollinatore? Magari riesco ad imbrogliare qualche altro insetto,


altrimenti mi arrangio. 
E nel corso della sua storia si è arrangiata.
Appena il fiore si apre, la caudicola, una sorta di cordoncino che ha alle due estremità il pollinio e il viscidio, si curva in avanti verso la parte fertile del fiore chiamato stigma che è situato proprio sotto e vi depone il polline attuando così l'autoimpollinazione (autogamia). In questo modo si garantisce la sopravvivenza. 





E' chiaro che in questo modo la nostra orchidea risolve il problema più importante, quello di continuare a vivere, ma se ne crea altri. Questa strategia infatti è considerata per la sua evoluzione, molto meno vantaggiosa rispetto all'impollinazione incrociata, a quella cioè che avviene con lo scambio del polline con altri fiori della stessa specie. 
Proprio per l'uso dell'autogamia come sistema di riproduzione, in  Ophrys apifera sono ad esempio molto più frequenti rispetto alle altre Ophrys le teratologie e le anomalie di vario tipo. 








Queste teratologie ed anomalie in O. apifera spesso si stabilizzano e fanno assumere ai fiori che le possiedono il rango di una varietà della specie. 
Di Ophrys apifera, infatti sono state descritte più di 30 varietà.

Io vi propongo le foto di quelle presenti in Sardegna

Ophrys apifera e Ophrys apifera var. fulvofusca



Ophrys apifera var. fulvofusca




Ophrys apifera var. bicolor 
(Foto di Bruno Ballerini)




Ophrys apifera var. chlorantha





sabato 29 aprile 2017

Mostra fotografica Giros all'Acquario di Cala Gonone






Deas Pintadas 

Mostra fotografica sulle orchidee spontanee in Sardegna

Acquario Cala Gonone 1 maggio - 1 novembre 2017


L'Acquario di Cala Gonone ospita, dal 1 maggio al 1 novembre, la mostra fotografica Deas Pintadas, sulle orchidee spontanee in Sardegna. L'iniziativa, curata da Giros Sardegna, con il gratuito patrocinio del Comune di Dorgali e dell'agenzia Forestas, nasce per sensibilizzare il grande pubblico sull'importanza della tutela della biodiversità, anche attraverso la preservazione delle specie di orchidee spontanee presenti in Sardegna. Un aspetto interessante e poco conosciuto dell'ecosistema isolano che l'Acquario, in collaborazione con Giros Sardegna, vorrebbe portare all'attenzione del grande pubblico. Quella delle Orchidaceae è una Famiglia relativamente giovane e ancora oggi in evoluzione. In tutto il pianeta ne esistono circa 800 generi e 25.000 specie, che rappresentano circa l’otto per cento dei fiori del mondo. Le specie presenti in Italia sono circa 200. Quelle presenti in Sardegna circa 65. In Sardegna però purtroppo, contrariamente a quello che avviene nella stragrande maggioranza delle altre regioni italiane, non esiste una legge di tutela e protezione di questi splendidi e rarissimi fiori, nonostante diverse specie, alcune endemiche, siano a fortissimo rischio di estinzione. A livello internazionale le orchidee spontanee sono protette dalla CITES (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione), ratificata dall’Italia con la Legge 19 dicembre 1975, n. 874, entrata in vigore il 3 ottobre 1979. L’antropizzazione sempre più massiccia degli habitat, hanno già determinato la scomparsa di varie specie e hanno costretto molte altre ad una riduzione drastica nelle popolazioni prima floride. 
Insetti, roditori grandi e piccoli si nutrono dei fiori profumati delle orchidee provocando nelle popolazioni danni a volte gravi. Ma i più gravi danni in questi ultimi anni stanno provenendo dai cinghiali che sono proliferati in modo incontrollabile. E mentre gli animali citati prima si nutrono dei fiori o al massimo degli scapi, i cinghiali, invece scavano e mangiano i bulbi distruggendo per sempre il sito.Inoltre l’uso improprio e sconsiderato di veleni chimici, quali i diserbanti, dove le orchidee spontanee erano ancora presenti in numero confortante (nelle scarpate e nelle pertinenze delle strade e delle ferrovie,negli argini dei fiumi e dei canali di irrigazione) hanno determinato un’ulteriore forte impoverimento delle popolazioni di orchidee spontanee mettendo a forte rischio la loro sopravvivenza. 










domenica 2 aprile 2017

Evgenij Evtušenko: Sono Gagarin, il figlio della terra



Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

Nato a Zima (Siberia) Russia il 18 Luglio 1932

Morto a Tulsa (Oklahoma) U.S.A. 1 Aprile 2017 - Poeta e scrittore

Ieri a Tulsa negli Stati Uniti è morto Evgenij Evtušenko, lo voglio ricordare con una poesia che ho amato molto.


Sono Gagarin, il figlio della terra

Io sono Gagarin.
Per primo ho volato,
e voi volaste dopo di me.
Sono stato donato
per sempre al cielo, dalla terra,
come il figlio dell'umanità.
In quell 'aprile
i volti delle stelle, che gelavano senza carezze,
coperte di muschio e di ruggine,
si riscaldarono
per le lentiggini rossigne di Smolensk
salite al cielo.
Ma le lentiggini sono tramontate.
Quanto mi è terribile
non restare che un bronzo, che un'ombra,
non poter carezzare né l'erba, né un bambino,
né far scricchiolare il cancelletto d'un giardino.
Da sotto la nera cicatrice del timbro postale
vi sorrido io
con il sorriso ch'è volato via.
Ma osservate bene cartoline e francobolli
e capirete subito:
per l'eternità
io sono in volo.
Mi applaudivano le mani dell'intera umanità.
La gloria tentava di sedurmi,
ma no, non c'è riuscita.
Sulla terra mi sono schiantato,
quella che per primo ho visto tanto piccola,
e la terra non me l'ha perdonata.
Ma io perdono la terra,
sono figlio suo, in spirito e carne,
e per i secoli prometto
di continuare il mio volo
al di sopra al di sopra dei bombardamenti,
delle tele-radiomenzogne,
che la stringono con le loro volute,
al di sopra delle donnaccole che baldanzosamente
ballano lo streep-tease
per i soldati nel Viet Nam,
al di sopra della tonsura
del frate
che vorrebbe volare, ma è imbarazzato dalla sottana,
al di sopra della censura
che nella sua tonacaccia, inghiottì in Spagna le ali dei poeti...

C'è chi
è in volo
nel simun vorticoso di stelle.
C'è chi
si dibatte
nella palude da se stesso voluta.
Uomini, o uomini
ingenui spacconi,
pensate: non vi fa paura
alzarvi dal Capo che porta il nome dell'uomo che avete ucciso?
Vergognatevi di questo baccano da mercato!
Voi siete gelosi,
rapaci,
vendicativi.
Come potete cadere tanto in basso se volate tanto in alto?!

Io sono Gagarin, figlio della Terra,
figlio dell'umanità:
sono russo, greco e bulgaro,
australiano e finlandese.

Vi incarno tutti
col mio slancio verso i cieli.
Il mio nome è casuale,
ma io non sono stato per caso.

Mentre la terra s'insozzava
di vanità e di peccato,
il mio nome cambiava,
ma l'anima no.

Mi chiamavano Icaro.
Giacqui nella polvere, nella cenere.
Mi aveva spinto verso il sole
il buio della terra.

La cera si sciolse, spargendosi qua e là.
Caddi senza salvezza,
ma un pizzico di sole
rimase stretto nella mia mano.

Mi chiamarono servo.
La rabbia mi pesava sulla schiena
mentre, ritmando il tempo con le mani e coi piedi,
danzavano sul mio corpo.

Io caddi sotto le bastonate,
ma, maledicendo la servitù,
mi costruii delle ali coi bastoni
dei miei torturatori!
Ad Odessa fui Utockin.
Fece uno scarto il duca,
quando al di sopra dei suoi pantaloncini a piffero
si levò un cavallo volante.

Sotto il nome di Nesterov
girando sopra la terra,
feci innamorare la luna
col mio giro della morte.

La morte fischiava sulle ali.
È una virtù disprezzarla
e con Gastello imberbe
mi gettai in volo sul nemico.

E le ali temerarie
ardendo come un rogo, hanno protetto,
voi che foste allora ragazzi,
Aldrin, Collins, Armstrong.

E, sicuro della speranza
che gli uomini sono un'unica famiglia,
dell'equipaggio di Apollo
invisibile io ero.

Mangiammo dai tubetti,
avremmo brindato in viaggio
come sull'Elba,
ci abbracciammo sulla Galassia.

Il lavoro procedeva senza scherzi.
Era in gioco la vita
e con lo stivale di Armstrong
io scesi sulla Luna.