di Franco Sotgiu
Una poesia scritta qualche anno fa, quando leggendo le poesie
in sardo che venivano premiate nei vari concorsi, mi sono accorto che anche i
bravissimi autori moderni, continuavano a parlare dell’antico. Lo vedevo nella
nostalgia che veniva espressa nella lirica, lo vedevo nei vocaboli usati, lo
vedevo nei riferimenti. Poesie che parlavano quasi esclusivamente del mondo
agropastorale o tuttalpiù della natura, del tempo o della vita agreste dei
nostri campi. Ho tentato di fare altre scelte. Non provenendo dal mondo
agro-pastorale e conoscendolo solo superficialmente ho sentito il bisogno di
parlare dell’uomo e dei suoi bisogni e anche del suo legame con la natura, tenendo
conto del suo vivere nel pianeta terra, amando e odiando le altre specie e i
suoi simili, volgendo lo sguardo verso
l’intero universo.

Il Coltan è un minerale diventato prezioso, la parola è nuova
ed è la contrazione per columbo-tantalite il nome all’inizio usato in Africa in
particolare in Congo e ormai in tutto il
mondo. E’ una miscela complessa di columbite e tantalite due minerali della
classe delle terre rare che difficilmente si trovano allo stato puro. Quello
che viene estratto nella Repubblica democratica del Congo è ad alto
tasso di tantalite, da qui il suo valore e la necessità di avere, da parte
delle industrie dell’informatica, proprio il coltan congolese che
viene utilizzato per la fabbricazione di telecamere, cellulari e molti altri
apparecchi elettronici. Il coltan serve ad ottimizzare il consumo di
energia nei chip di nuova generazione, portando un notevole risparmio
energetico e a ottimizzare, quindi, la durata della batteria..
La sua
estrazione è controllata da organizzazioni paramilitari e di guerriglia che
schiavizzano in modo particolare i bambini la cui esile corporatura è
particolarmente adatta ad infilarsi nei cunicoli delle cave e delle miniere e
vengono spesso sepolti vivi dal crollo delle gallerie scavate senza alcuna
protezione.

Un
rapporto di Medici senza frontiere spiega che molti di questi 'schiavi' muoiono
di fatica e di diverse malattie che questo minerale può portare: compromissione di
cuore, vasi sanguigni, cervello e cute; riduzione della produzione di cellule
ematiche e danneggiamento dell'apparato digerente; aumento dei rischi del
cancro; difetti genetici nella prole; malattie dell'apparato linfatico.
Le organizzazioni umanitarie internazionali sostengono che
tutte le guerre scatenate negli ultimi trent’anni nella regione e che hanno
coinvolto Congo, Ruanda, Burundi e Uganda e hanno causato 11 milioni di morti,
avevano come obiettivo il controllo dei ricchi giacimenti di minerali (oro,
diamanti, coltan etc.).
Tutte le foto sono prese dal Web
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Coltan
Franco Sotgiu
Coltan,
paràula de custos tempos,
chi tenet un'ispetzie
de armonia musicale,
cuasi poètica.
Coltan,
metallu chi non si nde podet
fàghere a mancu
in custu mundu
tennologicu.
Coltan,
paràula cun sos fonemas
insambentaos,
de vidas truncadas
de fizos de Àfrica.
Coltan,
paràula de morte
chi sos mortos
no connoschent
ma bene est connota
dae sos òmines de cumandu
de Huawei e Samsung,
de Nokia e Apple
e de sa Bayer de Monaco.
Coltan,
annos e annos de gherra,
de sàmbene e de morte
po sos pitzinnos de Kivu,
in Congo.
Annos e annos de balanzos,
de dinari e de richesa
po sos zenerales
e sos meres de sa gherra
e po sos mister Smith
de Wall Street
e de City of London.
Annos e annos
de progréssos in sas telecomunicassiones
chi benint bendias a nois
pòberos innorantes de su mundu de oe
chi serramos sos ogos:
tue duos,
bàtoro cun sos mios,
chentu, milli,
miliardos de ogos
chi no bient su sàmbene
de sas criaturas mortas.
Miliardos
de origas chi no intendent
sas boghes ispramadas
de feminas e òmines africanos
alloriaos de trint'annos e prus
de gherra
e de dillùvios
de ballas de prumu.
Semus chena rigonza,
e no pedimos iscuja,
mancu una pitica iscuja.
Sighimos a faeddare,
a rìere e a pranghere
cun Huawei e Samsung,
cun Nokia e Apple.
Sighimos a triballare,
a fagher afàrios,
a nos iscambiare úras e catzadas
cun cussos tzellulares
cun cussos cantos de coltan.
E sighimos comente chi siat nudda,
a usare cussu cantu de coltan
po nos nàrrere dae atesu
fintzas sas paràulas: ti amo.
*******
Coltan,
parola di questi tempi,
che ha una specie
di armonia musicale,
quasi poetica.
Coltan,
metallo
imprescindibile
in questo mondo
tecnologico.
Coltan,
parola con i fonemi
insanguinati,
di vite troncate
di figli d’Africa.
Coltan,
parola di morte
che i morti
non conoscono
ma che è ben conosciuta
dai managers
di Huawei e Samsung,
di Nokia e Apple
e della Bayer di Monaco.
Coltan,
anni e anni di guerra,
di sangue e di morte
per i bambini di Kivu,
in Congo.
Anni e anni di profitti,
di denaro e ricchezza
per i generali
e i padroni della guerra
e per i mister Smith
di Wall Street
e di City of London.
Anni e anni
di progressi nelle
telecomunicazioni
che vengono vendute a noi
poveri ignoranti del mondo d’oggi
che chiudiamo gli occhi:
tu due,
quattro con i miei,
cento, mille,
miliardi di occhi
che non vedono il sangue
dei fanciulli morti.
Miliardi
di orecchie che non sentono
le voci terrorizzate
di donne e uomini africani
intontiti da trenta anni e più
di guerra
e da diluvi di proiettili.
Siamo senza vergogna,
e non chiediamo scusa,
neanche una piccola scusa.
Seguitiamo a parlare,
a ridere e a piangere
con Huawei e Samsung,
con Nokia e
Apple.
Continuiamo a lavorare,
a fare affari,
a scambiarci auguri e cazzate
con quei cellulari
con quei pezzi di coltan.
E continuiamo come se nulla fosse,
ad usare quel pezzo di coltan
per dirci da lontano
anche le parole: ti amo.