Ambiente, piante, orchidee, fiori, funghi di Sardegna, fotografia, racconti, poesie, pitture, storie.
sabato 16 novembre 2019
sabato 2 novembre 2019
Punna 'e libertade - Premio Montanaru 2019 - Desulo
Punna ‘e libertade
E sunt
sentidos tristos
chi
m’attogant de pore
cando
miro su mundu in disaura,
milli
poveros cristos,
bisonzosos
d’amore,
sunt in
chirca de paghe e de ternura,
in medas
continentes,
anzones
innotzentes
los
serrant cun ispinas a cresura,
che canes
de presorzu
destinados
luego a su mortorzu.
Peri in
logos accurtzu
simizante
est su fadu,
ca sos res malos sunt piùs de unu;
ispozadu
e iscurtzu,
e pustis
minettadu,
unu pobulu lagrimat dejunu,
iscravu de sas undas,
inghiriadu
‘e rundas,
sa morte
pinta in cara de donzunu,
chena
ispera, mischinu,
de fuire
a su ferru ‘e su buzinu.
E inoghe,
in domo,
in
cust’Isula mia,
dormint
su sonnu grae de sos mortos:
retzint
su mementòmo
da una
rettilìa,
ca a
s’arrempellu non sunis resortos,
ant a
coddu una trae,
aènde-li
sa giàe
intregadu
de giàgas e de ortos,
che
teraccos guvardos
disbarattande
s’istoria ‘e sos sardos.
Non sunt
tottus, peròe,
brivos de
fieresa
e de
afficcu po sa dignidade,
donzunu
balet noe,
e mustrat
sa proèsa
cando
chertat in punna ‘e libertade.
DESIDERIO
DI LIBERTÀ
E sono tristi sentimenti
che mi sommergono di paura
quando osservo il mondo in disgrazia,
mille poveri cristi,
bisognosi d’amore,
cercano pace e dolcezza;
in molti continenti
agnelli innocenti
vengono chiusi con siepi di spine,
come cani alla catena
destinati presto alla morte.
Anche in luoghi vicini
il destino è simile,
perché i re malvagi sono più di uno;
nudo e scalzo,
e poi minacciato,
un popolo piange digiuno,
schiavo delle onde,
circondato da ronde,
la morte dipinta sul viso di ognuno,
senza speranza, misero,
di sfuggire alle armi del boia.
E qui, in casa,
in quest’Isola mia,
dormono il sonno pesante dei morti:
si sottomettono
a un rettile
perché non sono votati alla ribellione,
portano sulle spalle un fardello,
avendogli consegnato le chiavi
di cancelli e di orti,
come servi inibiti
sperperano la storia dei sardi.
Non tutti, però, sono
privi di orgoglio
e di amore per la dignità,
ognuno vale per nove,
e mostra audacia
quando lotta per la libertà.
martedì 8 ottobre 2019
3 canzoni per il Che
Ernesto Rafael Guevara della Serna - "Che Guevara"
Nato a Rosario (Argentina) il 14 Giugno 1928
Morto a La Higuera (Bolivia) il 9 Ottobre 1967
lunedì 26 agosto 2019
Il pianeta dei paradossi di Eduardo Galeano
Foto da Internet
Il pianeta dei paradossi di Eduardo Galeano
- La
metà dei brasiliani è povera o molto povera, ma il paese è il secondo mercato
mondiale per le penne Montblanc e il nono acquirente di auto Ferrari, e i
negozi Armani di San Paolo vendono più di quelli a New York.
- Pinochet,
il carnefice di Allende, rendeva omaggio alla sua vittima ogni volta che
parlava del "miracolo cileno". Non lo ha mai confessato, non lo hanno
detto neanche i governanti democratici che sono arrivati dopo, quando il "miracolo" è
diventato un "modello": cosa sarebbe il Cile se non fosse cileno il
rame, il principale traino dell'economia cilena, che Allende nazionalizzò e che
non è stato mai più privatizzato?
-
In America sono nati i nostri indiani, non in India. Anche il tacchino e il
mais sono nati in America, e non in Turchia, ma la lingua inglese chiama il
tacchino Turchia e la lingua italiana chiama granoturco il mais.
-
La Banca mondiale elogia la privatizzazione della salute pubblica in Zambia:
"È un modello per l'Africa. Non ci sono più code negli ospedali". Lo
Zambian Post completa l'idea: "Non ci sono più code negli ospedali, perché
le persone muoiono a casa". Quattro anni fa, il giornalista Richard Swift
arrivò nei campi del Ghana occidentale, dove viene prodotto cacao a basso
prezzo per la Svizzera. Nello zaino, il giornalista portava barrette di
cioccolato. I coltivatori di cacao non avevano mai provato il cioccolato.
L'hanno adorato.
- I
paesi ricchi, che sovvenzionano la loro agricoltura al ritmo di un miliardo di
dollari al giorno, vietano i sussidi all'agricoltura nei paesi poveri. Raccolto
record sulle rive del fiume Mississippi: il cotone americano inonda il mercato
mondiale e fa crollare il prezzo. Raccolto record sulle rive del fiume Niger:
il cotone africano rende così poco che non vale la pena raccoglierlo.
- Le
mucche del Nord del mondo guadagnano il doppio rispetto ai contadini del Sud del mondo. I sussidi
che ogni mucca riceve in Europa e negli Stati Uniti sono il doppio del denaro
che in media guadagna, per un anno intero di lavoro, ogni agricoltore dei paesi
poveri.
- I
produttori del sud affollano il mercato mondiale. Gli acquirenti del Nord
impongono prezzi di monopolio. Da quando nel 1989 morì l'Organizzazione
internazionale del caffè e finì il
sistema delle quote di produzione, il prezzo del caffè è andato sempre più giù.
Negli ultimi tempi, peggio che mai: in America Centrale, chi semina caffè raccoglie
fame. Però non è sceso neanche di poco, quello che si paga per berlo.
-
Carlo Magno, creatore della prima grande biblioteca in Europa, era analfabeta.
Joshua Slocum, il primo uomo che fece il giro del mondo navigando in solitaria,
non sapeva nuotare.
-
Nel mondo ci sono tanti affamati quanto grassi. Gli affamati mangiano
immondizia nelle discariche; i grassi mangiano spazzatura da McDonald's.
- Il
progresso gonfia. Rarotonga è la più prospera delle Isole Cook nel Sud
Pacifico, con sorprendenti indici di crescita economica. Ma più sorprendente è
la crescita dell'obesità tra i suoi giovani. Quarant'anni fa, undici su cento
erano grassi. Ora sono tutti grassi.
- Da
quando la Cina si è aperta a questa cosa che chiamano "economia di
mercato", il tradizionale menu di riso e verdure è stato rapidamente
sostituito dagli hamburger. Il governo cinese non ha avuto altra scelta che
dichiarare guerra all'obesità che è diventata un'epidemia nazionale. La
campagna di propaganda mostra l'esempio del giovane Liang Shun, che l'anno
scorso ha perso 115 chili.
-
La frase più famosa attribuita a Don Quijote ("Abbaiano, Sancho, è il
segno che cavalchiamo") non appare nel romanzo di Cervantes; Humphrey
Bogart non dice la frase più famosa attribuitale nel film Casablanca ("Provaci
ancora, Sam"). Contrariamente a ciò che si crede Ali Baba non era il capo
dei quaranta ladroni, ma il suo nemico; Frankenstein non era il mostro, ma il
suo involontario inventore.
-
A prima vista sembra incomprensibile, e anche a seconda vista: dove più avanza
il progresso, più ore lavorano le persone. La malattia dovuta al superlavoro
porta alla morte. In giapponese si chiama karoshi. Ora i giapponesi stanno
incorporando un'altra parola nel dizionario della civiltà tecnologica:
karojsatsu è il nome dei suicidi dovuti all'iperattività, che sono sempre più
frequenti.
- Nel
maggio del 1998, la Francia ha ridotto la settimana lavorativa da 39 a 35 ore.
Questa legge risultò efficace non solo contro la disoccupazione, ma forniva
anche un esempio di rara sanità mentale in questo mondo che ha perso una rotella,
o diverse, o tutte: a cosa servono le macchine se non riducono il tempo di
lavoro umano? Ma dopo, i socialisti persero le elezioni e la Francia tornò alla
anormale normalità del nostro tempo. La legge dettata dal buon senso sta già
evaporando.
- La
tecnologia produce angurie quadrate, polli senza piume e manodopera senza carne
e ossa. In alcuni ospedali negli Stati Uniti, i robot svolgono compiti
infermieristici. Secondo il Washington Post, i robot lavorano 24 ore al giorno,
ma non possono prendere decisioni, perché mancano di buonsenso: un ritratto
involontario del lavoratore esemplare nel mondo a venire.
-
Secondo i vangeli, Cristo nacque quando Erode era re. Poiché Erode morì quattro
anni prima dell'era cristiana, Cristo nacque almeno quattro anni prima di
Cristo.
Con
i tuoni di guerra, è celebrata in molti paesi la notte di Natale. Notte di
pace, notte d'amore: i fuochi d'artificio fanno impazzire i cani e lasciano
sorde donne e uomini di buona volontà.
- La
svastica, che i nazisti identificarono con la guerra e la morte, era stata un
simbolo di vita in Mesopotamia, in India e in America.
-
Quando George W. Bush ha proposto di abbattere le foreste per porre fine agli
incendi boschivi, non è stato capito. Il presidente sembrava un po' più
incoerente del solito. Ma era coerente con le sue idee. Sono i suoi santi
rimedi: per porre fine al mal di testa, devi decapitare il malato; per salvare
il popolo iracheno, lo bombarderemo fino alla purificazione.
- Il mondo è un grande paradosso che gira nell'universo. Di questo passo,
d'ora in poi, i proprietari del pianeta proibiranno la fame e la sete, in
modo che non manchino né il pane né l'acqua.
*****
In lingua originale
Paradojas (Eduardo
Galeano)
- La mitad de los brasileños es
pobre o muy pobre, pero el país de Lula es el segundo mercado mundial de las
lapiceras Montblanc y el noveno comprador de autos Ferrari, y las tiendas
Armani de San Pablo venden más que las de Nueva York.
- Pinochet, el verdugo de
Allende, rendía homenaje a su víctima cada vez que hablaba del "milagro
chileno". Él nunca lo confesó, ni tampoco lo han dicho los gobernantes
democráticos que vinieron después, cuando el "milagro" se convirtió
en "modelo": ¿qué sería de Chile si no fuera chileno el cobre, la
viga maestra de la economía, que Allende nacionalizó y que nunca fue
privatizado?
- En América nacieron, no en la
India, nuestros indios. También el pavo y el maíz nacieron en América, y no
en Turquía, pero la lengua inglesa llama turkey al pavo y la lengua
italiana llama granturco al maíz.
- El Banco Mundial elogia la
privatización de la salud pública en Zambia: "Es un modelo para el
África. Ya no hay colas en los hospitales". El diario The Zambian Post
completa la idea: "Ya no hay colas en los hospitales, porque la gente se
muere en la casa". Hace cuatro años, el periodista Richard Swift llegó a
los campos del oeste de Ghana, donde se produce cacao barato para Suiza. En
la mochila, el periodista llevaba unas barras de chocolate. Los cultivadores
de cacao nunca habían probado el chocolate. Les encantó.
- Los países ricos, que subsidian
su agricultura a un ritmo de mil millones de dólares por día, prohíben los
subsidios a la agricultura en los países pobres. Cosecha récord a orillas del
río Mississippi: el algodón estadounidense inunda el mercado mundial y
derrumba el precio. Cosecha récord a orillas del río Níger: el algodón
africano paga tan poco que ni vale la pena recogerlo.
- Las vacas del Norte ganan el
doble que los campesinos del Sur. Los subsidios que recibe cada vaca en
Europa y en Estados Unidos duplican la cantidad de dinero que en promedio
gana, por un año entero de trabajo, cada granjero de los países pobres.
- Los productores del Sur acuden desunidos
al mercado mundial. Los compradores del Norte imponen precios de monopolio.
Desde que en 1989 murió la Organización Internacional del Café y se acabó el
sistema de cuotas de producción, el precio del café anda por los suelos. En
estos últimos tiempos, peor que nunca: en América Central, quien siembra café
cosecha hambre. Pero no se ha rebajado ni un poquito, que yo sepa, lo que uno
paga por beberlo.
- Carlomagno, creador de la
primera gran biblioteca de Europa, era analfabeto. Joshua Slocum, el primer
hombre que dio la vuelta al mundo navegando en solitario, no sabía nadar.
- Hay en el mundo tantos
hambrientos como gordos. Los hambrientos comen basura en los basurales; los
gordos comen basura en McDonald's.
- El progreso infla. Rarotonga es
la más próspera de las islas Cook, en el Pacífico sur, con asombrosos índices
de crecimiento económico. Pero más asombroso es el crecimiento de la obesidad
entre sus hombres jóvenes. Hace cuarenta años, eran gordos once de cada cien.
Ahora, son gordos todos.
- Desde que China se abrió a esta
cosa que llaman "economía de mercado", el menú tradicional de arroz
con verduras ha sido velozmente desplazado por las hamburguesas. El gobierno
chino no ha tenido más remedio que declarar la guerra contra la obesidad,
convertida en epidemia nacional. La campaña de propaganda difunde el ejemplo
del joven Liang Shun, que adelgazó 115 quilos el año pasado.
- La frase más famosa atribuida
a Don Quijote ("Ladran, Sancho, señal que cabalgamos") no aparece
en la novela de Cervantes; y Humphrey Bogart no dice la frase más famosa
atribuida a la película Casablanca ("Play it again, Sam"). Contra
lo que se cree, Alí Babá no era el jefe de los cuarenta ladrones, sino su
enemigo; y Frankenstein no era el monstruo, sino su involuntario inventor.
- A primera vista parece
incomprensible, y a segunda vista también: donde más progresa el progreso,
más horas trabaja la gente. La enfermedad por exceso de trabajo conduce a la
muerte. En japonés se llama karoshi. Ahora los japoneses están incorporando otra
palabra al diccionario de la civilización tecnológica: karojsatsu es el
nombre de los suicidios por hiperactividad, cada vez más frecuentes.
- En mayo del 98 Francia redujo
la semana laboral de 39 a 35 horas. Esa ley no sólo resultó eficaz contra la
desocupación, sino que además dio un ejemplo de rara cordura en este mundo
que ha perdido un tornillo, o varios, o todos: ¿para qué sirven las máquinas
si no reducen el tiempo humano de trabajo? Pero los socialistas perdieron las
elecciones y Francia retornó a la anormal normalidad de nuestro tiempo. Ya se
está evaporando la ley que había sido dictada por el sentido común.
- La tecnología produce sandías
cuadradas, pollos sin plumas y mano de obra sin carne ni hueso. En unos
cuantos hospitales de Estados Unidos, los robots cumplen tareas de
enfermería. Según el diario The Washington Post, los robots trabajan 24 horas
por día, pero no pueden tomar decisiones, porque carecen de sentido común: un
involuntario retrato del obrero ejemplar en el mundo que viene.
- Según los evangelios, Cristo
nació cuando Herodes era rey. Como Herodes murió cuatro años antes de la era
cristiana, Cristo nació por lo menos cuatro años antes de Cristo.
- Con truenos de guerra se
celebra, en muchos países, la Nochebuena. Noche de paz, noche de amor: la
cohetería enloquece a los perros y deja sordos a las mujeres y los hombres de
buena voluntad.
- La cruz esvástica, que los
nazis identificaron con la guerra y la muerte, había sido un símbolo de la
vida en la Mesopotamia, la India y América.
- Cuando George W Bush propuso
talar los bosques para acabar con los incendios forestales, no fue
comprendido. El presidente parecía un poco más incoherente que de costumbre.
Pero él estaba siendo consecuente con sus ideas. Son sus santos remedios:
para acabar con el dolor de cabeza, hay que decapitar al sufriente; para
salvar al pueblo de Irak, vamos a bombardearlo hasta hacerlo puré.
- El mundo es una gran paradoja
que gira en el universo. A este paso, de aquí a poco, los propietarios del
planeta prohibirán el hambre y la sed, para que no falten el pan ni el agua.
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sabato 24 agosto 2019
venerdì 23 agosto 2019
Amazonas/Brasil - Austu 2019
Frantziscu Sotgiu Melis Pes
Amazonas/Brasil - Austu 2019
Su prumone 'e su mundu in
agonizu
dies malas de fogu.
Una orta ancora s'omine
s'iscudet su piccu a pes
currinde lestru,
cara a s'ora 'e sa fine.
Siberia in fumu.
Groenlandia in fumu.
Canarias ispaniolas in fumu.
E como, torra s'Amazonia.
E s'omine?
B'at unu bolsonaro
chi ballat subra su fogu 'e sa
foresta
comente Nerone sonaiat s'arpa
cando brusiaiat Roma.
Issu, cane 'e isterzu, pibera
belenosa
ballat subra 's'incrasa de su
mundu
chi onzi die s'accurzat.
Batzinu pudidu,
buzinu malaittu,
mortore de su populu.
Il polmone del mondo in agonia
cattivi giorni di fuoco.
Una volta ancora l'uomo
si da picconate sui piedi
correndo veloce,
verso l'ora della fine.
Siberia in fumo.
Groenlandia in fumo.
Canarie in Spagna in fumo.
E ora, di nuovo l'Amazzonia.
E l'uomo?
C'è un bolsonaro
che balla sul fuoco della foresta
come nerone suonava l'arpa
quando bruciava Roma.
Lui, cane ingordo, serpe velenosa
balla sul futuro del mondo
che ogni giorno s'accorcia.
Vaso da notte puzzolente,
boia maledetto,
assassino
del popolo.
domenica 4 agosto 2019
Como (Adesso)
Frantziscu Sotgiu Melis Pes
Adesso
Adesso qui o
in qualche altro mondo
Adesso
suonando launeddas nel nuraghe di Iloi
Adesso
con Jacques-Yves Cousteau nel Challenger
Deep
Adesso nel
ghiacciaio di Similaun
Adesso con Buzz
Aldrin nel mare della tranquillità
Adesso
vicino ai raggi B che balenano nel buio vicino alle porte di Tannhäuser
Adesso con
l'uomo di Pechino nella grotta di Zhou Kou Dian
Adesso con
un poeta sardo nato nell'anno 2151
Adesso con
lui facciamo poesie ricordi di Omero e di Rimbaud e di Raimondo Piras
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venerdì 2 agosto 2019
Rimas fàtziles - Rime facili
Eh si, d'estate se non sei al mare o in montagna, quella vera però, alta, fresca, umida, fungosa e orchidosa,ti può succedere di recuperare dall'archivio un foto scattata in una di quelle montagne, di metterti a rimare in limba sarda e poi mettere assieme le due cose. con questo risultato.
A proposito le cime sullo sfondo sono del Sassolungo visto dal Pordoi (Dolomiti) e il fiore in primo piano e il bellissimo Giglio martagone (Lilium martagon Linnaeus).
sabato 29 giugno 2019
La paura globale (El miedo global)
di Eduardo Galeano
Eduardo Galeano (Montevideo 1940 - 2015)
Quelli che lavorano hanno paura
di perdere il lavoro.
E quelli che non lavorano hanno
paura di non trovare mai lavoro.
Chi non ha paura della fame, ha
paura del cibo.
Gli automobilisti hanno paura
di camminare e i pedoni
hanno paura di essere
investiti.
La democrazia ha paura di ricordare
e il linguaggio ha paura di dire.
I civili hanno paura dei
militari. I militari hanno paura
della mancanza di armi.
Le armi hanno paura della
mancanza di guerra.
È il tempo della paura.
Paura della donna per la
violenza dell'uomo e paura dell'uomo
della donna senza paura.
Paura dei ladri e paura della
polizia.
Paura della porta senza
serratura.
Del tempo senza orologi.
Del bambino senza televisione.
Paura della notte senza pillole
per dormire e paura del giorno senza pillole per svegliarsi.
Paura della solitudine e paura
della moltitudine.
Paura di quel che è stato.
Paura di quel che sarà.
Paura di morire.
Paura di vivere.
***
Los que
trabajan tienen miedo de perder el trabajo.
Y los que no
trabajan tienen miedo de no encontrar nunca trabajo.
Quien no
tiene miedo al hambre, tiene miedo a la comida.
Los
automovilistas tienen miedo a caminar y los peatones
tienen miedo
de ser atropellados.
La
democracia tiene miedo de recordar y el lenguaje tiene miedo de decir.
Los civiles
tienen miedo a los militares. Los militares tienen miedo
a la falta de armas.
Las armas
tienen miedo a la falta de guerra.
Es el tiempo
del miedo.
Miedo de la
mujer a la violencia del hombre y miedo del hombre
a la mujer
sin miedo.
Miedo a los
ladrones y miedo a la policía.
Miedo a la
puerta sin cerradura.
Al tiempo
sin relojes.
Al niño sin
televisión.
Miedo a la
noche sin pastillas para dormir y a la mañana sin pastillas para despertar.
Miedo a la
soledad y miedo a la multitud.
Miedo a lo
que fue.
Miedo a lo
que será.
Miedo de
morir.
Miedo de
vivir.
lunedì 3 giugno 2019
Cappuccio Rosso - Ayşe Deniz Karacagil
di Franco Sotgiu (Fotografie da internet)
Istanbul Maggio - Agosto 2013
Gezi Park proteste in Turchia
L'anno 2013 nei 3 mesi che vanno dal 28 Maggio al 30 Agosto, in Turchia
si svolsero una serie di manifestazioni contro il governo presieduto da Recep
Tayyip Erdogăn capo del partito islamico turco AKP (Partito per la
Giustizia e lo Sviluppo). Il suo governo ha iniziato nel 2011 ad imporre in
Turchia restrizioni alla libertà di stampa, di parola, dell'uso di internet,
dei contenuti delle Tv, di riunione. Ha vietato il consumo di alcol e l'aborto.
Ha reintrodotto il reato di blasfemia e ha riformato i programmi delle scuole
pubbliche mettendo in primo piano i principi islamici.
Il governo Erdogăn si caratterizza per il suo totale disprezzo nei
confronti della natura e dell'ambiente. Nella parte turca del Mar Nero vengono
create discariche di rifiuti, centrali nucleari, autostrade, fabbriche
fortemente inquinanti, dighe e sbarramenti nei corsi d'acqua che stravolgono
gli equilibri naturali. In quella situazione, attivisti e giovani si mobilitano
e iniziano una serie di proteste invitando la popolazione alla ribellione.
C'è anche il progetto governativo dell'eliminazione di uno dei
pochissimi spazi di verde presenti nella parte europea di Istanbul: il parco
Gezi. Al suo posto si vuole riedificare una copia in stile ottomano della
caserma militare Taksim, demolita nel 1940, questa volta non come caserma ma
come ulteriore regalo agli affaristi amici dell' AKP: al piano terra della
costruzione un grande centro commerciale e ai piani alti appartamenti di lusso
per gli amici degli amici.
![]() |
| Gezi Park - Istanbul |
Il 28 maggio 2013 un gruppo di ambientalisti monta tra gli alberi del
parco delle tende da campeggio con l'obiettivo di impedire alle ruspe il lavoro
di distruzione del verde.
![]() |
| Gezi Park - Tende contro le ruspe |
Due giorni dopo la polizia interviene in forze
tentando lo sgombero. Ma il tentativo fallisce perché molti altri cittadini dei
quartieri si recano nel parco installando altre tende e fronteggiando
pacificamente la polizia.
Il 31 maggio le forze di polizia in tenuta antisommossa attaccano i manifestanti assolutamente pacifici, usando i gas
lacrimogeni e i TOMA (camion con idranti), aggiungendo all'acqua urticanti
chimici, utilizzando massicciamente spray al peperoncino e sparando proiettili
di gomma. 60 manifestanti vengono arrestati e centinaia di altri vengono
feriti, alcuni gravemente.
![]() |
| Maggio 2013 Gezi Park - la polizia usa spray al peperoncino |
![]() |
| Maggio 2013 Gezi Park - la polizia usa spray al peperoncino |
![]() |
| Maggio 2013 - TOMA all'opera - all'acqua hanno aggiunto urticanti chimici |
Le immagini dell'attacco iniziano a circolare in internet provocando
l'indignazione di molta parte della popolazione in tutta la Turchia, migliaia
di abitanti di Istanbul raggiungono i manifestanti che ora oltre a Gezi Park
occupano anche le adiacenti viale dell'Indipendenza e piazza Taksim. Iniziano
le manifestazioni in tutto il resto della Turchia ad Ankara, Antalya, Smirne,
Antakia,
La polizia interviene brutalmente in tutto il Paese e alla fine della
protesta si contano 11 morti, più di 8.000 feriti, vengono arrestate più di 1.000
persone tra le quali anche medici, soccorritori e avvocati che assistevano i
dimostranti.
![]() |
| Istanbul 2013 - manifestanti a Gezi park e piazza Taksim |
![]() |
Istambul 2013 - Piazza Taksim attacco della polizia
|
Ayşe Deniz Karacagil
In prima fila tra le decine di migliaia di ragazzi e
ragazze che in quei giorni parteciparono alle proteste, c'era una ragazza turca
di vent'anni. Una ragazza coraggiosa e piena di vita che combatteva per salvare
quegli alberi centenari che un governo corrotto voleva abbattere consegnando il
parco alla speculazione. Ma combatteva con generosità anche per tentare di
cambiare le sorti della sua gente e per chiedere la libertà per il popolo
curdo, per liberarlo dalle angherie del regime di Erdogăn.
![]() |
| Ayşe Deniz Karacagil nei giorni della protesta a Gezi Park |
Quella ventenne si chiamava Ayşe Deniz Karacagil ma già da
quei giorni di lotta per le strade di Istanbul iniziarono a chiamarla "Kirmizi
fularli" Cappuccio rosso, per via di una sciarpa rossa che teneva al collo
durante le manifestazioni. Fu arrestata e imputata di danneggiamento della cosa
pubblica, tipica accusa contro i manifestanti quando la polizia non ha altri argomenti.
Ma Ayşe venne imputata, cosa ben più grave, anche di
terrorismo. I pubblici ministeri non disponendo di accuse serie per tenerla in
prigione, sostennero che nelle foto in loro possesso, scattate dai poliziotti, Ayşe aveva intorno al collo una sciarpa rossa,
rossa come il colore simbolo del socialismo e siccome quel colore era il colore
del MLKP (Partito Comunista Marxista-Leninista) dichiarato illegale dal regime perché
solidarizzava con l'YPG Unità di Protezione Popolare, in curdo "Yekîneyên Parastina Gel".
Di conseguenza, secondo i PM, la ragazza era militante di una
organizzazione terroristica. A poco servirono le difese della ragazza che
sostenne di avere indossato la sciarpa per difendersi dai gas lacrimogeni e dallo
spray al peperoncino.
La tennero in detenzione senza processo per 5 mesi in un carcere a Antalya,
città dove era nata e la rilasciarono per presentarsi in tribunale per il
dibattimento.
In quei giorni venne intervistata in Tv dal canale CNN Türk in prima serata aumentando
considerevolmente la sua popolarità.
Alla fine del processo venne condannata a 103 anni di prigione e spedita solitaria
e isolata in un carcere a 100 Km dalla sua città, lontana da CNN e giornali.
Sbattuta in una cella comune insieme a tredici detenute curde condannate
all'ergastolo per appartenenza al PKK, il partito dei lavoratori del Kurdistan
considerato terrorista dal regime. Il personale del penitenziario la considerava
una detenuta esterna e in quanto tale le negava le cose più elementari per la
vita in cella. Nella notte, senza lenzuola e coperte, il freddo intenso la
faceva tremare e una detenuta curda tagliò in due l'unica coperta che aveva per
permettergli di coprirsi. Fu in quell'ambiente di forte disagio e di
discussione ideologica che la lotta dei curdi infiammò il suo romanticismo, in
cella parlando con le detenute curde, prese coscienza della persecuzioni subite
dalla minoranza curda in Turchia, uguale a quella subita dagli armeni il secolo
scorso.
Nel Febbraio del 2014, dopo 9 mesi di prigione, un giudice ne ebbe
pietà e la fece rilasciare con la condizione che restasse a disposizione
dell'autorità giudiziaria presentandosi ogni tanto alle forze di polizia.
Ayşe non si presento mai più.
Il 20 Maggio del 2014, la madre compiva gli anni. Cappuccio rosso le
mandò una lettera nella quale raccontava la triste vita dei curdi e delle
persecuzioni che subivano, "bisogna abbattere i muri invisibili tra turchi
e curdi" scrisse. Era cresciuta in una bellissima città: Antalya (Adalia),
una scogliera nel Mediterraneo color turchese circondata dalle montagne e
scelse di scappare sulle montagne del Kurdistan e unirsi alla brigata delle
donne curde combattenti al fianco delle Unità di protezione popolare (YPG). Per
moltissimi giovani turchi ed europei, Cappuccio Rosso divenne il simbolo delle
ribellione e della vittoria degli ideali, ma concretamente rappresentò anche
l'altruismo: una donna turca che si batteva coi curdi, i nemici del governo di
Ankara.
Qualche mese di addestramento militare e Ayşe,
integrata nelle file della brigata femminile dell'esercito popolare curdo ebbe
il battesimo di fuoco a Kobane nel Kurdistan Siriano, vicina al confine con la
Turchia dove la popolazione resistette eroicamente
all'avanzata dell'ISIS ricacciando indietro le forze dello stato islamico.
Dopo quella vittoria leggendaria, l'YPG continuò la battaglia in Siria contro
Daesh al fianco delle Forze Democratiche Siriane.
Ci sono molte foto in internet che ritraggono Ayşe
con la tuta mimetica e il kalashnikov in spalla, a volte con altre ragazze e a
volte con combattenti dell'YPG, facce indurite da battaglie crudeli e
sanguinose. Per i jihadisti dell'ISIS, quelle ragazze combattenti in
particolare, rappresentavano il più grave affronto al loro fanatismo religioso.
Ayşe Deniz Karacagil cadde combattendo il 29 maggio del 2017,
esattamente quattro anni da quel 29 maggio del 2013 che l'aveva fatta conoscere al
mondo come Cappuccio Rosso di Gezi Park. Aveva 24 anni, una vita breve, ma piena
di ideali.
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Hanno scritto di Ayşe in Italia:
Dacia Maraini il Corriere della Sera 2 giugno 2017
Zerocalcare
Roberto Vecchioni - Cappuccio Rosso Album l'infinito 2018 per sentirla e per il testo:
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