Atropa Belladonna L.
Ambiente, piante, orchidee, fiori, funghi di Sardegna, fotografia, racconti, poesie, pitture, storie.
mercoledì 19 settembre 2012
martedì 18 settembre 2012
Intossicazioni 2 (Agaricus)
Agaricus brunneolus (J. E. Lange) Pilát
Proseguendo il discorso iniziato con Chlorophyllum e con Entoloma, stavolta affrontiamo il tema delle intossicazioni causate da alcune specie fungine del genere Agaricus.
Prima però voglio dare alcuni consigli generali riguardanti il consumo per uso alimentare dei funghi.
Consigli, che valgono ancora di più quando i funghi in questione fanno parte del genere Agaricus.
Anzitutto dobbiamo utilizzare solo i funghi di cui sappiamo per certo siano di specie commestibili: per conoscenza diretta o perché abbiamo avuto un sicuro riconoscimento della loro commestibilità ad esempio da parte degli ispettori micologici della ASL.
Una volta deciso quali funghi consumare, utilizzeremo solo gli esemplari giovani, sani, non deteriorati, attaccati da muffe o da mixomiceti. Possibilmente non li mangeremo di notte prima di andare a letto ed eviteremo di mangiarne troppi.
Ricordate:
► che ci sono molte persone che hanno
intolleranze verso tutti i funghi e altre che le hanno solo con alcune
specifiche specie,
► che tutti i funghi, anche quelli
considerati ottimi commestibili, contengono sostanze che rendono difficoltosa
la loro digestione, una di queste chiamata "chitina" si trova anche
nei gusci degli insetti,
► che alcune di queste sostanze, vengono
digerite con relativa tranquillità dalla maggior parte delle persone e causano
invece in soggetti particolari disturbi gastrointestinali molto seri.
Pensando al genere Agaricus, conosco persone che consumano tranquillamente quelli a carne arrossante e che invece soffrono di seri problemi gastrici e intestinali con quelli il cui gambo ingiallisce alla manipolazione. E badate, non mi riferisco alle specie del gruppo Xanthodermatei notoriamente tossici. Ma a specie che di norma sono degli ottimi commestibili: Agaricus arvensis, Agaricus sylvicola, Agaricus augustus etc.
Ancora un raccomandazione riguarda la tossicità indotta: gli Agaricus, in particolare alcune specie prative, sarebbero ottimi commestibili nati in certi ambienti e possono invece diventare tossici e pericolosissimi nascendo negli habitat più disparati antropizzati dall’uomo.
Non dobbiamo usarli a fini alimentari:
·
se
sono nati sollevando l’asfalto,
·
se
sono nati nelle cunette,
·
negli
spartitraffico,
·
nelle
pertinenze delle strade,
·
nelle
aree industriali,
·
nei
parchi,
·
nelle
vie trafficate delle città,
·
se
nei terreni dove nascono sono stati usati
insetticidi, diserbanti o pesticidi.
Ricordiamoci che tutti i funghi risentono dell’inquinamento e assorbono facilmente le radiazioni e i metalli pesanti.
Dette queste cose possiamo anche fare alcuni esempi su come sia facilissimo anche con gli Agaricus raccogliere specie tossiche convinti di raccogliere specie commestibili.
Queste due specie ad esempio morfologicamente sono simili, solo l'occhio attento di una persona che le conosce entrambe è in grado di distinguere, se esistono, i particolari morfologici che le differenziano:
Agaricus arvensis Schaeff. : Fr.
Agaricus xanthodermus Genevier
Così come sono simili anche queste due
Agaricus augustus Fries
Agaricus phaeolepidotus (F.H. Møller) F.H. Møller
Potrei
continuare con tante altre specie ma mi fermo a queste quattro con una serie di
considerazioni: anzitutto devo dire che ci troviamo di fronte a due specie
considerate buone come commestibilità: Agaricus
arvensis e Agaricus
augustus e a due specie viceversa considerate tossiche: Agaricus xanthodermus e Agaricus phaeolepidotus.
A proposito della tossicità negli Agaricus, bisogna dire, fermo restando le cose scritte all'inizio, che il loro consumo alimentare è causa di sindrome gastroenterica.
Come distinguerli?
Come abbiamo visto, se non si conoscono direttamente le specie, è abbastanza facile se ci affidiamo (come spesso accade) ai colori, al portamento o all'habitat, confondere una specie con l'altra, quella commestibile con quella tossica.
Uno degli elementi che ci può aiutare e che ha una valenza generale (vale cioè per tutti i Generi fungini) è l'odore.
Senza voler fare qui una lezione di micosmologia chi si occupa di funghi perché li studia o solo perché li raccoglie ad uso alimentare, sa che tutti i funghi hanno un odore più o meno forte.
Nel caso degli Agaricus, abbiamo a seconda della specie odori abbastanza evidenti che vanno dall'odore di mandorla, a quello di mandorla amara, dall'odore anisato, all'odore fungino, dall'odore di inchiostro a quello di pesce o di crostacei.
Ecco, utilizzando come discriminante gli odori, una cosa di sicuro la possiamo dire: tutte le specie della sezione degli Xanthodermatei, che abbiamo già detto sono tutti tossici, hanno un più o meno evidente odore di fenolo (inchiostro) a volte in tutto lo sporoforo, altre solo in certe parti, ad esempio alla base del gambo.
Lo stesso odore lo hanno anche alcune specie tossiche appartenenti ad altre sezioni, cito come esempio, Agaricus bresadolanus appartenente alla sezione Spissicaules.
A chiusura del discorso posso tranquillamente dire che è impossibile dare una risposta alla domanda “come distinguerli?”. Non si possono dare indicazioni univoche ad esempio su come distinguere le specie commestibili né tra di loro né tra loro e quelle tossiche. Si può però dire con sicurezza che dobbiamo escludere dal consumo alimentare tutti gli Agaricus che odorano di fenolo (inchiostro). Perché come abbiamo più volte detto tale odore è sempre la discriminante che indica una specie tossica.
A proposito della tossicità negli Agaricus, bisogna dire, fermo restando le cose scritte all'inizio, che il loro consumo alimentare è causa di sindrome gastroenterica.
Come distinguerli?
Come abbiamo visto, se non si conoscono direttamente le specie, è abbastanza facile se ci affidiamo (come spesso accade) ai colori, al portamento o all'habitat, confondere una specie con l'altra, quella commestibile con quella tossica.
Uno degli elementi che ci può aiutare e che ha una valenza generale (vale cioè per tutti i Generi fungini) è l'odore.
Senza voler fare qui una lezione di micosmologia chi si occupa di funghi perché li studia o solo perché li raccoglie ad uso alimentare, sa che tutti i funghi hanno un odore più o meno forte.
Nel caso degli Agaricus, abbiamo a seconda della specie odori abbastanza evidenti che vanno dall'odore di mandorla, a quello di mandorla amara, dall'odore anisato, all'odore fungino, dall'odore di inchiostro a quello di pesce o di crostacei.
Ecco, utilizzando come discriminante gli odori, una cosa di sicuro la possiamo dire: tutte le specie della sezione degli Xanthodermatei, che abbiamo già detto sono tutti tossici, hanno un più o meno evidente odore di fenolo (inchiostro) a volte in tutto lo sporoforo, altre solo in certe parti, ad esempio alla base del gambo.
Lo stesso odore lo hanno anche alcune specie tossiche appartenenti ad altre sezioni, cito come esempio, Agaricus bresadolanus appartenente alla sezione Spissicaules.
A chiusura del discorso posso tranquillamente dire che è impossibile dare una risposta alla domanda “come distinguerli?”. Non si possono dare indicazioni univoche ad esempio su come distinguere le specie commestibili né tra di loro né tra loro e quelle tossiche. Si può però dire con sicurezza che dobbiamo escludere dal consumo alimentare tutti gli Agaricus che odorano di fenolo (inchiostro). Perché come abbiamo più volte detto tale odore è sempre la discriminante che indica una specie tossica.
domenica 16 settembre 2012
Luis Rogelio Nogueras - Halt
Luis
Rogelio Rodríguez Nogueras - Poeta, scrittore e sceneggiatore
(La Habana, 1945 -1985)
(La Habana, 1945 -1985)
HALT!
La artillería
israelí sigue cañoneando
campamentos de
refugiados palestinos
en el Sur del
Líbano
(de la prensa)
Recorro el camino que recorrieron 4 000 000 de
espectros.
Bajo mis botas, en la mustia, helada tarde de otoño
cruje dolorosamente la grava.
Es Auschwitz, la fábrica de horror
que la locura humana erigió
a la gloria de la muerte.
Es Auschwitz, estigma en el rostro sufrido de nuestra
época.
Y ante los edificios desiertos,
ante las cercas electrificadas,
ante los galpones que guardan toneladas de cabellera
humana,
ante la herrumbrosa puerta del horno donde fueron
incinerados
padres de otros hijos,
amigos de amigos desconocidos,
esposas, hermanos,
niños que, en el último instante,
envejecieron millones de años,
pienso en ustedes, judíos de Jerusalén y Jericó,
pienso en ustedes, hombres de la tierra de Sión,
que estupefactos desnudos, ateridos
cantaron la hatikvah en las cámaras
de gas;
pienso en ustedes y en vuestro largo y doloroso camino
desde las colinas de Judea
hasta los campos de concentración del III Reich.
Pienso en ustedes
y no acierto a comprender
cómo
olvidaron tan pronto
el vaho del infierno.
Luis Rogelio Rodríguez Nogueras
Hauschwitz - Cracovia 21-10-1979
Quando qualche anno fa avevo letto questa poesia,avevo cercato ulteriori notizie e poesie di Nogueras, e anche la sua traduzione in italiano. Non avendola trovata da nessuna parte, avevo tirato fuori i miei vecchi vocabolari di spagnolo, e tentato una traduzione.
Se vi accontentate, eccola:
Quando qualche anno fa avevo letto questa poesia,avevo cercato ulteriori notizie e poesie di Nogueras, e anche la sua traduzione in italiano. Non avendola trovata da nessuna parte, avevo tirato fuori i miei vecchi vocabolari di spagnolo, e tentato una traduzione.
Se vi accontentate, eccola:
Halt!
L’artiglieria
israeliana continua a bombardare
i campi profughi palestinesi
nel Sud del Libano
i campi profughi palestinesi
nel Sud del Libano
(dai
giornali)
I miei piedi camminano lungo il tragitto percorso da 4.000.000 di spettri.
Sotto i miei stivali, nel triste, freddo pomeriggio d'autunno
scricchiolano dolorosamente i ciottoli di ghiaia.
E’ Auschwitz la fabbrica di orrore
che la follia umana eresse
in gloria alla morte.
E' Auschwitz, macchia indelebile della sofferenza della nostra epoca.
E prima degli edifici deserti,
prima dei recinti elettrificati,
prima dei depositi che ricordano tonnellate di capelli umani,
prima della porta del forno arrugginito in cui sono stati inceneriti
genitori di altri bambini,
amici di amici sconosciuti,
mogli, fratelli,
bambini che, all'ultimo momento,
invecchiarono di milioni di anni,
penso a voi, ebrei di Gerusalemme e Gerico,
penso a voi uomini della terra di Sion,
che nudi, sbalorditi, tremanti
cantavate l’hatikvah nelle camere a gas;
penso a voi e al vostro lungo e doloroso cammino
dalle colline della Giudea
ai campi di sterminio del Terzo Reich.
Penso a voi
e non riesco a capire
come
abbiate potuto dimenticare così in fretta
l'alito dell'inferno.
Sotto i miei stivali, nel triste, freddo pomeriggio d'autunno
scricchiolano dolorosamente i ciottoli di ghiaia.
E’ Auschwitz la fabbrica di orrore
che la follia umana eresse
in gloria alla morte.
E' Auschwitz, macchia indelebile della sofferenza della nostra epoca.
E prima degli edifici deserti,
prima dei recinti elettrificati,
prima dei depositi che ricordano tonnellate di capelli umani,
prima della porta del forno arrugginito in cui sono stati inceneriti
genitori di altri bambini,
amici di amici sconosciuti,
mogli, fratelli,
bambini che, all'ultimo momento,
invecchiarono di milioni di anni,
penso a voi, ebrei di Gerusalemme e Gerico,
penso a voi uomini della terra di Sion,
che nudi, sbalorditi, tremanti
cantavate l’hatikvah nelle camere a gas;
penso a voi e al vostro lungo e doloroso cammino
dalle colline della Giudea
ai campi di sterminio del Terzo Reich.
Penso a voi
e non riesco a capire
come
abbiate potuto dimenticare così in fretta
l'alito dell'inferno.
mercoledì 12 settembre 2012
lunedì 10 settembre 2012
Intossicazioni da funghi
Meteorologicamente parlando siamo già in autunno, infatti l’autunno per i
meteorologi inizia il primo Settembre. Tra
qualche settimana potrebbe, condizioni del tempo permettendo, iniziare anche l’autunno per i micologi e per i
semplici raccoglitori di funghi.
L'autunno, in particolare nella nostra isola, è
la stagione più propizia per la nascita delle specie fungine più ricercate.
Purtroppo, vista la sovrabbondanza di specie
che crescono contemporaneamente, è anche quella più propizia alle intossicazioni da funghi.
Negli ultimi decenni, con l’aumento
della divulgazione: corsi di base, mostre, pubblicazioni, articoli sui media, internet etc. sui funghi e sul loro uso culinario, è aumentato notevolmente anche il numero di raccoglitori e cuochi “esperti”.
La conseguenza di ciò è che mentre prima chi cercava i funghi conosceva le sue tre-quattro specie fungine commestibili e si limitava a raccogliere
quelle, ora per molti, le specie “conosciute” sono aumentate.
Tali “intenditori” adesso, si vantano di raccogliere
un numero superiore alle 15 specie ed è perciò che proprio loro, gli
“intenditori” e i loro amici e familiari sono stati ultimamente i più colpiti dalle intossicazioni fungine.
******
Con questo primo intervento, voglio approfondire il discorso sulle prime due delle specie che hanno causato molti di tali avvelenamenti.
Macrolepiota procera - Chlorophyllum rachodes
Macrolepiota procera (Scop.: Fr.) Singer
Chlorophyllum rachodes (Vittad.) Vellinga
Uno dei funghi più ricercati Macrolepiota procera viene spesso
confuso con Chlorophyllum rachodes che adesso (dopo gli studi di biologia molecolare, di Vellinga in particolare), comprende per sinonimia le Macrolepiota del gruppo rachodes (Macrolepiota
rachodes, bohemica, venenata etc.).
Chlorophyllum rachodes è specie tossica che
provoca una sindrome a breve latenza: la sindrome gastrointestinale o resinoide.
I sintomi di questa sindrome sono quasi
immediati: 1/3 ore dopo il consumo, compaiono nel soggetto intossicato
nausea, dolori e crampi all’addome, vomito e subito dopo diarrea.
Normalmente la sintomatologia dura poche ore, ma a volte anche alcuni giorni. Nei casi più gravi anche una settimana. Non è rara l'evenienza per cui gli
intossicati devono essere ricoverati all’ospedale per essere sottoposti a lavanda
gastrica.
Come distinguere Macrolepiota procera da Chlorophyllum rachodes?
Come si può vedere dalle foto in alto, le due specie sono
molto simili sia come dimensioni che come colori e portamento, le differenze morfologiche che possono portarci
a discernere le due specie sono:
Macrolepiota procera
gambo di colore bruno, con anello ampio doppio mobile con zebrature che da
sotto l’anello arrivano fino al bulbo; non cambia colore al taglio o alla
frattura.
Chlorophyllum
rachodes gambo biancastro liscio senza zebrature con anello scorrevole; al tocco e al taglio vira
immediatamente al rosso o all’arancio-carota e dopo qualche minuto al
rosso-bruno.
******
Lyophyllum decastes - Entoloma lividoalbum
Un’altra specie in
questi ultimi anni viene ricercata dai nuovi “intenditori” è Lyophyllum
decastes, fungo, purtroppo facilmente confondibile con specie simile tossica: Entoloma
lividoalbum. Tra le due, le differenze
morfologiche spesso sono nulle. Per evitare noie, bisogna conoscere e
distinguere bene le due specie.
Lyophyllum decastes (Fr.: Fr.) Sing.
Entoloma lividoalbum (Khun. & Romagn.) Kubicka
Se proprio vogliamo trovare differenze dobbiamo
guardare la zona imeniale: quando i due funghi sono maturi possiamo notare che Lyophyllum
decastes avendo la sporata bianca avrà anche a maturità le lamelle bianche; invece Entoloma ha le spore di colore rosa –
rosa/salmone, quindi a maturità le lamelle saranno di colore rosa.
Lyophyllum decastes (sempre - zona imeniale sporata bianca)
Entoloma lividoalbum (a maturazione zona imeniale sporata rosa)
Per chi
riesce a distinguere bene gli odori:
Lyophyllum decastes ha odore fungino e di
terra umida, Entoloma lividoalbum ha odore di farina, di farina bagnata che alla fine diventa nauseabondo, di farina rancida.
Anche Entoloma
lividoalbum provoca la sindrome gastrointestinale o resinoide i cui sintomi
sono simili a quelli di Chlorophyllum visti in precedenza.
******
Tornerò prossimamente sull'argomento intossicazioni con nuove specie.
giovedì 6 settembre 2012
Antonio Mura Ena - Jeo no 'ippo torero
Antonio Mura Ena (Bono 1908 - Roma 1994)
poeta, scrittore e pedagogista
Jeo no 'ippo torero
Jeo 'ippo Juanne 'Arina.
Luvulesu, pitzinnu minore.
In tempus de laore, a manzanu e a sero,
de voes e de vaccas punghitore.
Ma no 'ippo torero.
Jeo no so mortu
A sa chimbe de 'ortadie
(che a Ignacio Sànchez).
Jeo so mortu a s'arveschere
in su creschere.
No b'aiat pro me in s'arena
un'isporta 'e carchina vattuta
a isterrita, supra su sambene.
A mie no m'an vattutu
unu savanu biancu.
Unu voe m'aiat incorratu
in sa jaca 'e s'ortu.
Ohi! chi so mortu
a mamma appo cramatu
a sa jaca 'e s'ortu.
Mamma est vennita a s'ortu.
Apporrimi sa manu
e 'ocaminde, mama
dae custa mala cama
de sa terra 'e s'ortu.
No mi lasses in terra
che infattu 'e gama.
Cramami a babbu, mama,
chi torret dae gherra...
-'Itzu meu galanu
no lu poto cramare.
Ca babbu est mortu in mare,
e tue ses orfanu,
'itzu meu galanu.
Tue lu des contare
in donzi terra e portu
chi at tentu malu irgrabbu,
'itzu meu galanu.
Tue lu des contare
chi babbu est mortu in mare
in donzi terra e portu
chi babbu in mare est mortu.
Ohi sa calentura, sa calentura!
Unu 'ilu luchente mi porriat caente
babbu su mortu in mare,
mi lu porriat caente a m'ampilare
a caminu 'e chelos.
M'ampilaiat a fiancu
unu zovanu 'ertu,
su solopattu abbertu
de cristallu biancu
e un'ispada in manos.
E una 'erta in s'imbene
chei sa mea.
L'appompiaio jeo
m'appompiat isse:
- Está herido? – Sisse.
- Eres torero? - Nosse.
Vostè juchet in s'imbene una ferta
aberta, chei sa mea.
-Vostè es torero?
-Yo soy un río de leones.
Gloria de Andalusia.
Tú eres torero?
Nosse, vostè. Jeo no 'ippo torero.
Jeo 'ippo Juanne 'Arina,
pitzinnu minore.
A manzanu e a sero,
in tempus de laore,
de voes e de vaccas punghitore.
Ma no 'ippo torero.
In sa jaca 'e s'ortu
unu 'oe m'haiat incorratu.
Ma no 'ippo torero.
Calla, niñito, calla.
Tú eres torero!
El mas grande torero sardeñolo
demasiado pequeño.
Subimos juntos a los toros celestes.
Toma tu mano pequeña
a este herido leon,
torero sardeñolito
niñito del corazón.
Luvulesu, pitzinnu minore.
In tempus de laore, a manzanu e a sero,
de voes e de vaccas punghitore.
Ma no 'ippo torero.
Jeo no so mortu
A sa chimbe de 'ortadie
(che a Ignacio Sànchez).
Jeo so mortu a s'arveschere
in su creschere.
No b'aiat pro me in s'arena
un'isporta 'e carchina vattuta
a isterrita, supra su sambene.
A mie no m'an vattutu
unu savanu biancu.
Unu voe m'aiat incorratu
in sa jaca 'e s'ortu.
Ohi! chi so mortu
a mamma appo cramatu
a sa jaca 'e s'ortu.
Mamma est vennita a s'ortu.
Apporrimi sa manu
e 'ocaminde, mama
dae custa mala cama
de sa terra 'e s'ortu.
No mi lasses in terra
che infattu 'e gama.
Cramami a babbu, mama,
chi torret dae gherra...
-'Itzu meu galanu
no lu poto cramare.
Ca babbu est mortu in mare,
e tue ses orfanu,
'itzu meu galanu.
Tue lu des contare
in donzi terra e portu
chi at tentu malu irgrabbu,
'itzu meu galanu.
Tue lu des contare
chi babbu est mortu in mare
in donzi terra e portu
chi babbu in mare est mortu.
Ohi sa calentura, sa calentura!
Unu 'ilu luchente mi porriat caente
babbu su mortu in mare,
mi lu porriat caente a m'ampilare
a caminu 'e chelos.
M'ampilaiat a fiancu
unu zovanu 'ertu,
su solopattu abbertu
de cristallu biancu
e un'ispada in manos.
E una 'erta in s'imbene
chei sa mea.
L'appompiaio jeo
m'appompiat isse:
- Está herido? – Sisse.
- Eres torero? - Nosse.
Vostè juchet in s'imbene una ferta
aberta, chei sa mea.
-Vostè es torero?
-Yo soy un río de leones.
Gloria de Andalusia.
Tú eres torero?
Nosse, vostè. Jeo no 'ippo torero.
Jeo 'ippo Juanne 'Arina,
pitzinnu minore.
A manzanu e a sero,
in tempus de laore,
de voes e de vaccas punghitore.
Ma no 'ippo torero.
In sa jaca 'e s'ortu
unu 'oe m'haiat incorratu.
Ma no 'ippo torero.
Calla, niñito, calla.
Tú eres torero!
El mas grande torero sardeñolo
demasiado pequeño.
Subimos juntos a los toros celestes.
Toma tu mano pequeña
a este herido leon,
torero sardeñolito
niñito del corazón.
Bacco
Michelangelo Merisi da Caravaggio - Bacco
(1596-1597 - Firenze Galleria degli Uffizi - Olio su tela cm 95 x 85)
mercoledì 5 settembre 2012
Orchidee spontanee della Sardegna - Orchis brancifortii
E' una bellissima piccola orchidea spontanea, endemismo sardo-siculo.
In Sardegna vive nei rilievi calcarei del settore centro orientale dell'isola.
Orchis brancifortii Bivona
lunedì 3 settembre 2012
Funghi della Sardegna: Sphaerobolus stellatus
Spaerobolus stellatus ovvero lanciatore di sfere stellato, fungo minuscolo (poco più di 1 mm) e molto particolare. Difficile da individuare, può essere apprezzato solo grazie ad una lente di ingrandimento o come nel caso dell'immagine qui sotto: alla macrofotografia.
In inglese viene chiamato volgarmente Cannonballs fungus (Fungo palla di cannone). Quando il fungo giunge a maturazione, la membrana esterna si apre a forma di stella, rendendo visibile al suo interno il peridiolo. Quest'ultimo quando se ne creano le condizioni, viene "sparato" a distanza, al suo interno dopo un po' le spore germinano permettendo così la riproduzione.
Nella foto scattata nel Montiferru, si possono vedere i peridioli (sembrano perle) pronti per essere lanciati e nell'esemplare più sopra la membrana esterna appena lacerata fa intravvedere al suo interno un peridiolo ancora non maturo (di colore scuro)
Sphaerobolus stellatus Tode: Pers.
sabato 1 settembre 2012
Flora sarda da proteggere: Arum pictum
E' un endemismo della Sardegna, della Corsica, delle Baleari e dell'Isola di Montecristo.
Arum pictum L.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)























