domenica 16 giugno 2013

L’ultima orchidea endemica scoperta in Sardegna: Platanthera kuenkelei subsp. kuenkelei var. sardoa




Nei boschi montani semi pianeggianti tra San Leonardo di Santu Lussurgiu e il Monte di Sant’Antonio di Macomer, il 29 maggio del 2007 cominciava a fare caldo anche se in generale la primavera continuava ad essere umida e piovosa. I ciclamini stavano ormai per sfiorire, restavano in fiore solo quelli  delle zone più umide e fresche del sottobosco. Quella mattina, ero lì in quei boschi non da prestissimo con un cestino e la borsa con la fotocamera digitale. Volevo fotografare funghi primaverili e un’orchidea in particolare: l’Anacamptis coriophora. Da anni avevo iniziato a raccogliere documentazione fotografica dei funghi del Montiferru. Quei giorni erano spuntate diverse specie  di funghi ed io ero interessato particolarmente ad alcune specie del genere Amanita, del genere Russula  e dal punto di vista culinario ai Cantharellus. Per quanto riguarda le orchidee spontanee, che mi interessavano quanto i funghi, erano ormai sfiorite due delle specie più interessanti la Dactylorhiza insularis e la Cephalanthera longifolia, qualche giorno prima avevo trovato nelle radure umide diversi esemplari di Anacamptis laxiflora e sapevo che nella penombra del sottobosco avrei trovato in piena fioritura sia il Limodorum abortivum che la Neottia nidus-avis. Il mio principale obbiettivo però era quello di trovare in fiore le Anacamptis coriophora. Quelle le avrei trovate come l’anno precedente nei prati soleggiati della fascia antincendio che taglia il bosco da nord a sud, c’ero già passato un pomeriggio di qualche giorno prima: erano in fiore nello stesso habitat le Serapias lingua ma le coriophora ancora no, mancava qualche giorno.
Quasi a fine mattinata, con il cestino semi-pieno di ”galletti” arriviamo dalle parti della fascia. Col sole che picchiava era preferibile camminare all'ombra degli alberi dentro il bosco. 

Proprio all’ombra degli alberi vedo questo fiore bianco altissimo. Sentivo nell’aria un gradevole profumo che non  ricordavo di aver mai sentito prima e da subito l’ho collegato al fiore bianco. Vedendolo da vicino, la sorpresa. Questo fiore si presentava come un’orchidea, sconosciuta, ma orchidea. La mia domanda retorica a Pino, l’amico che mi accompagnava è stata immediata e spontanea: cosa ci fa qui quest’orchidea? in Sardegna non ci dovrebbe essere. Istintivamente avevo ricollegato l’orchidea che avevo davanti ad una vista alcuni giorni prima su internet e ricordavo bene anche il nome: Platanthera bifolia. Ho iniziato a scattare foto con la digitale (quasi tutte inutilizzabili a causa del forte vento che impediva la messa a fuoco).

















Il pomeriggio e la mattina successiva, dopo aver consultato i  testi a disposizione e fatto ricerche su Internet, la mia convinzione di aver trovato una stazione di Platanthera bifolia, la prima in Sardegna, aumenta. A quel punto mi sono collegato al sito dell’AMINT su internet, il forum, oltre alla sezione micologica, ha una sezione botanica molto ricca e molto visitata e al suo interno c’è una parte dedicata ai fiori e alle piante da determinare, lì ho aperto un post a lettere maiuscole (cosa che non avevo mai fatto, nel forum la lettera maiuscola indica il fatto che stai gridando), intitolato: “ HELP! ORCHIDEA SCONOSCIUTA” nel quale chiedevo agli amici aiuto e consigli sottolineando il fatto che in letteratura  in Sardegna non risultava la presenza di P. bifolia e che tale orchidea io ritenevo fosse quella da me ritrovata. Eccola quella prima discussione:




Antonio Scrugli nel Montiferru alle prese con una pianta

Non conoscevo Tonino Scrugli, almeno di persona, lo conoscevo come studioso delle orchidee spontanee e come autore di “Orchidee spontanee della Sardegna Origine, morfologia, riproduzione, impollinazione, ibridazione, anomalie, fioriture”, libro che avevo letto avidamente e che ancora oggi (nonostante sia uscito  23 anni fa) considero un testo fondamentale per tutti quelli che intendono interessarsi del meraviglioso mondo delle orchidee spontanee. Quel giorno ho cercato il suo indirizzo e-mail su internet e gli ho inviato un messaggio informandolo del ritrovamento, che se voleva poteva vedere le foto dell’orchidea in questione nel sito di Amint (allegai il link della discussione) e che ero a sua disposizione per approfondire la questione. Alcuni giorni dopo organizzammo una visita al sito, ed anche per Scrugli, i suoi assistenti e alcuni universitari che studiavano le orchidee, quelle che stavamo visitando erano Platanthera bifolia. Qualche mese dopo Caesiana, la rivista dell’Associazione Italiana di Orchidologia, pubblica il ritrovamento. 




Caesiana, che è una rivista prestigiosa tra gli addetti ai lavori, viene letta anche all’estero, e dalla Germania, un altro studioso di orchidee spontanee il prof. Helmut Baumann (che tra le altre ha scoperto e pubblicato anche una Platanthera nordafricana: Platanthera  kuenkelei)  vede delle somiglianze tra la sua orchidea e la nostra, si mette in contatto col suo amico Scrugli e gli chiede di approfondire con studi specifici, la tassonomia dell’orchidea del Montiferru. Iniziano gli studi, si raccolgono campioni biologici in particolare delle foglie e delle capsule con i semi fecondati e si inviano al Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale dell’Università Ferdinando II° di  Napoli che mette a confronto studi di biologia molecolare dei campioni dell’orchidea isolana con campioni di P. bifolia e P. clorantha del continente e di P. kuenkelei nordafricana. Gli studi oltre al dipartimento già citato dell’Università di Napoli, coinvolgono anche la Sezione di Biologia ed Ecologia Vegetale dell’Università di Catania e naturalmente il Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università di Cagliari. Gli studi vengono pubblicati sulla rivista Botanical Journal of the Linnean Society of London 167, 2011 col titolo: Were do Sardinian orchids come from: a putative African origin for the insular population of Platanthera bifolia var. kuenkelei? Ed allora che la nostra orchidea assume il nome di P. bifolia var. kuenkelei.




Per chi volesse scaricare il documento ecco il link: 



Naturalmente non finisce qui, l’anno successivo nel vol. 44, del Journal Europäischer Orchideen, di  aprile 2012, Richard Lorenz; Maia Akhalkatsi; Helmut Baumann; Pierluigi Cortis; Annalena Cogoni; Antonio Scrugli pubblicano:  Platanthera kuenkelei s.l. auf Sardinien und in Georgien, eine für Europa neue Art - ein Beitrag zu ihrer Taxonomie. 



Possiamo scaricare anche questo:


Vengono trovate ulteriori differenze oltre che genetiche anche morfologiche fino a proporre l’ultima identificazione tassonomica e la nostra diviene Platanthera kuenkelei  subsp. kuenkelei  var. sardoa. 

Pur senza voler fare il facile profeta posso avanzare anch'io la previsione che la cosa non è ancora finita.


Platanthera kunkelei  subsp. kunkelei  var. sardoa del 2013 con di fianco il vecchio scapo dell'anno precedente


Tutela e conservazione di 
Platanthera kuenkelei  subsp. kuenkelei  var. sardoa

Fin dai primi giorni del ritrovamento avevamo notato che un’alta percentuale di scapi erano stati tranciati di netto da qualche animale che se ne alimentava e che erano evidenti gli scavi fatti dai cinghiali a caccia di tuberi e bulbi. Con Tonino Scrugli avevamo convenuto che dato l’esiguo  numero degli esemplari ritrovati e ancor di più data l’esposizione del sito alla presenza di animali, era necessario studiare la possibilità di proteggere il sito. A quel punto mi sono messo in contatto col Sindaco del paese al quale appartenevano i terreni  maggiormente interessati che era Borore, gli altri paesi erano e sono Santu Lussurgiu,  Scano di Montiferro e Macomer.


Due orchidee con gli scapi tranciati di netto dagli animali

Scoprimmo dal Sindaco di Borore e dall’assessore all’ambiente che i terreni interessati erano di proprietà del Comune, che erano stati dati in gestione all’Ente Foreste della Sardegna e che un pastore vi esercitava il pascolo con un gregge di diverse centinaia di pecore (eccoli  gli animali che si cibavano degli scapi della nostra orchidea).

Platanthera kuenkelei  subsp. kuenkelei  var. sardoa predilige un habitat semi ombroso, vive nel sottobosco di un esteso bosco di alberi misti del genere Quercus: Quercus ilex (leccio), Quercus suber (sughera) e maggiormente Quercus icnusae (roverella), con presenza di rampicanti, lianacee, rovi, cisto e altre essenze del sottobosco. Gli operai dell’Ente Foreste, hanno tra gli altri compiti quello di ripulire il bosco e potare gli alberi. Negli ultimi mesi dell’inverno e agli inizi della primavera 2008 hanno ripulito il bosco proprio nel sito dell’orchidea. 



Foto Maggio 2008 del sito di crescita della nostra orchidea si può notare il sottobosco perfettamente pulito e sulla sinistra i resti del fuoco dove sono state bruciate le sterpaglie



Stesso sito l'anno precedente


Così facendo l’habitat è stato fortemente modificato, nel giro di poco tempo alcune specie erbacee hanno iniziato ad invadere il posto che a causa del taglio di rovi, liane e edera rampicante era diventato molto più soleggiato e luminoso, inoltre le pecore non trovando più l’ostacolo dei rovi pungenti avevano trovato un ambiente molto più adatto senza nessun ostacolo tra i loro denti e i fusti della Platanthera. Insomma un disastro. 
Il rischio di una rapida estinzione era più che concreto. Prendemmo contatti con l’Ente Foreste della Sardegna e dopo vari incontri interlocutori, venne deciso di tentare di salvaguardare il sito maggiormente a rischio con una recinzione di rete metallica e paletti per impedire a pecore e cinghiali di distruggere la popolazione di orchidee. 
La recinzione venne realizzata agli inizi del 2009 e quella primavera salvaguardò le orchidee più a rischio. Nel settembre di quell’anno girando il bosco con scopi micologici, scoprii che la recinzione (rete e paletti) era sparita probabilmente biodegradata da qualche fungo saprotrofo della specie Homo ladrus.

Gli anni successivi nell’estesissimo bosco ed anche in boschi contigui, abbiamo trovato nuove piccole colonie di Platanthera kuenkelei  subsp. kuenkelei  var. sardoa, piccole e questa è probabilmente una caratteristica della specie, perché nei siti più numerosi, non si supera mai il numero di venti esemplari. Questi nuovi ritrovamenti ci fanno ben sperare nella continuazione della vita della specie, naturalmente io, ormai è diventata una missione, non abbasserò la guardia. 



2 commenti:

  1. Franco, ricordo bene l'entusiasmo con il quale ci facesti partecipi del ritrovamento..
    :) Gianni

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  2. Articolo molto interessante per informazioni, osservazioni e iconografia.
    Grazie!

    Cordialità,
    Vittorio Bica

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