martedì 20 febbraio 2018

Al Alba - Luis Eduardo Aute




Al Alba è una canzone composta nel 1975 da Luis Eduardo Aute, è una canzone d'amore ma non è una canzone d'amore, è una canzone politica ma non è una canzone politica. E' una poesia d'amore, metafora di un tragico avvenimento di morte, dedicata a cinque giovani antifascisti spagnoli che si battevano con le loro organizzazioni contro il regime fascista del generalissimo Francisco Franco che vennero arrestati assieme a tantissimi altri oppositori, successivamente condannati a morte e fucilati la mattina del 27 settembre 1975.





Ho organizzato questo post nello stesso modo in cui ho organizzato altri post in questo blog i mesi e gli anni scorsi. Tento di spiegare l'avvenimento di cui parlo e ne descrivo la storia coi nomi dei vari interessati. In questo caso la cronaca storica degli accadimenti in Spagna e in Europa in quegli anni. Dopo una piccola biografia dell'autore e cantante (potete approfondire la sua conoscenza seguendo il link), pubblico il testo della canzone (in spagnolo) e la sua traduzione in italiano (spero abbastanza corretta)e alla fine la clip della canzone su YouTube. Per farla partire basta cliccarci sopra.


La garrota e i fucili per i giovani antifascisti

Spagna Settembre 1975, dopo 36 anni di dittatura, il regime franchista e agonizzante. Isolato dal resto del mondo. Fuori dall’Europa che dopo la sconfitta del nazi-fascismo, aveva creato le condizioni per la sua unità economica e politica.
Francisco Franco il “generalissimo” è l’ultimo rimasuglio dei dittatori fascisti, l’anno prima il 25 Aprile 1974 cadde in Portogallo il suo amico Salazar travolto dalla rivoluzione dei garofani attuata dai militari democratici che avevano come simbolo i garofani, appunto, infilati nelle canne dei fucili.
Qualche mese dopo in Grecia finì la dittatura dei colonelli.
Il regime autoritario spagnolo resisteva con una violentissima repressione, vietata la libertà di stampa, galera e morte per gli oppositori.
Il 2  Marzo del 1974 nel carcere di Barcellona venne giustiziato Salvador Puig Antich, un oppositore militante del MIL. Venne barbaramente ucciso con la garrota, un mostruoso strumento di morte usato quella volta per l’ultima volta.

Salvador Puig Antich

All’alba del 27 Settembre del 1975, altri cinque oppositori del regime, due baschi militanti dell’ETA (Euskadi Ta Askatasuna – in lingua basca “Paese basco e libertà”): Juan Paredes Manot “Txiqui” e Angel Oataegui Etxevarria e tre militanti dell’organizzazione antifascista armata FRAP: Ramón García Sanz, José Luis Sánchez Bravo e José Humberto Baena, 



vengono trascinati fuori dalle celle in cui erano detenuti per motivi principalmente politici, messi di fronte ai plotoni della guardia civil e fucilati senza nessuna pietà. A nulla servirono le proteste sollevate da tutte le nazioni civili: dal presidente messicano Echevarria, da Olof Palme primo ministro della Svezia, da Papa Paolo VI, dai governi europei. In risposta Franco comandò una concentrazione a Madrid in Plaza de Oriente e ripeté la solita litanìa dei regimi fascisti e autoritari “Tutte le proteste obbediscono alla cospirazione massonica e di sinistra colluse con la sovversione comunista terrorista”. Lo disse però con voce flebile, agonizzante. Meno di due mesi dopo, il 20 Novembre 1975, morì.
Nonostante il rigido controllo della polizia e della guardia civil, la costernazione, la rabbia e la tristezza erano il sentimento che in quei giorni pervadeva l’intera Spagna, assediata, isolata e condannata dal resto del mondo.



Alcuni giornali usciti dopo le fucilazioni














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Luis Eduardo Aute


Luis Eduardo Aute Gutiérrez-Répide (Manila, 13 settembre 1943) è un musicista, cantautore, regista, attore, scultore, scrittore, pittore e poeta. Sebbene sia principalmente noto come cantautore, si distingue anche come pittore e regista. Parla spagnolo, inglese, catalano, francese, italiano e tagalo (lingua parlata nelle Filippine dove è nato).






Per conoscerlo meglio: 



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Al Alba

Nel clima dei giorni che precedono le fucilazioni Luis Eduardo Aute scrive Al Alba, dedicata ai cinque condannati, scrive parole d’amore, una bellissima poesia le cui metafore avevano anche il compito di ingannare la censura particolarmente “attenta e vigile”. La canzone racconta dell’ultimo incontro tra un condannato: José Luis Sánchez Bravo e di sua moglie Silvia Carretero che era incinta da quattro mesi. Nella realtà in quell’incontro Silvia e José Luis decisero anche il nome da dare al bimbo che sarebbe nato: “Luis Ramón Humberto” i nomi cioè di loro tre del FRAP che stavano per essere giustiziati. Invece nacque una bambina che oggi tutti chiamano semplicemente Luisa come il babbo. La canzone venne registrata subito dalla cantante Rosa Leon e solo successivamente anche da Luis Eduardo Aute e diventò in brevissimo tempo la più cantata dal cantautore nei suoi concerti in Spagna e all'estero.


Al Alba


Si te dijera, amor mío,
que temo a la madrugada,
no sé qué estrellas son éstas
que hieren como amenazas
ni sé qué sangra la luna
al filo de su guadaña.

Presiento que tras la noche
vendrá la noche más larga,
quiero que no me abandones,
amor mío, al alba,
amor mío al alba
al alba, al alba
al alba, al alba...

Los hijos que no tuvimos
se esconden en las cloacas,
comen las últimas flores,
parece que adivinaran
que el día que se avecina
viene con hambre atrasada.

Presiento que tras la noche
vendrá la noche más larga,
quiero que no me abandones,
amor mío, al alba,
amor mío al alba
al alba, al alba
al alba, al alba...

Miles de buitres callados
van extendiendo sus alas,
no te destroza, amor mío,
esta silenciosa danza,
maldito baile de muertos,
pólvora de la mañana.

Presiento que tras la noche
vendrá la noche más larga,
quiero que no me abandones,
amor mío, al alba,
amor mío al alba
al alba, al alba
al alba, al alba...


All'Alba


Se ti dicessi, amore mio
che ho paura dell'alba
non so che stelle sono queste
che feriscono come minacce
né so cosa sanguina la luna
dal filo della sua falce.

Sento che dopo la notte
verrà la notte più lunga
voglio che mi non abbandoni
amore mio all'alba...

I figli che non abbiamo avuto
si nascondono nelle fogne
mangiano gli ultimi fiori
sembrano indovinare
che il giorno che si avvicina
arriva con fame arretrata.

Sento che dopo la notte
verrà la notte più lunga
voglio che non mi abbandoni
amore mio all'alba...

Migliaia di avvoltoi muti
vanno estendendo le ali,
non ti toglie il respiro, amore mio,
questa silenziosa danza
maledetto ballo di morti,
polvere (da sparo) del mattino.

Sento che dopo la notte
verrà la notte più lunga
voglio che non mi abbandoni
amore mio all'alba...





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