lunedì 11 marzo 2013

Una pineta, un’orchidea e un’animale misterioso





Pineta di Is Arenas – Narbolia (OR)

Foto aerea di Is Arenas (dal sito di is arenas  golf & country club)
Fino agli inizi degli anni 50 la zona di Is Arenas (Sas Renas in logudorese) è una zona di dune sabbiose, che partendo dalla lunga spiaggia nella baia, si insinuano nelle campagne in prevalenza appartenenti al territorio del comune Narbolia ma che comprende anche terreni del Comune di Cuglieri (zona vicina a Torre del Pozzo) e San Vero Milis (zona confinante con lo stagno di Is Benas). Anno dopo anno le sabbie penetrano sempre più all’interno erodendo e mangiandosi i terreni coltivati o utilizzati come pascolo per il bestiame.
Per fermare l’avanzata delle sabbie, negli anni 50 l’E.T.F.A.S. (Ente Trasformazione Fondiaria) per conto della Regione Sardegna inizia i lavori di un gigantesco rimboschimento e oggi, domate le desertiche dune, Is Arenas è conosciuta come la più grande pineta della Sardegna.

La zona forestata è vasta 1500 ettari, gli alberi di alto fusto che la compongono sono in prevalenza Pinus pinea, Pinus pinaster, Eucalyptus camaldulensis, Acacia saligna e nel sottobosco le essenze della macchia mediterranea: Juniperus oxycedrus, Pistacia lentiscus, Cistus salvifolia e Cistus mospeliensis, Phyllirea sspp, Arbutus unedo, Rhamnus alaternus e varie altre.
La vicinanza al mare e la presenza degli alberi determina condizioni ambientali che possiamo definire eccellenti per la vita di molte specie animali, botaniche e fungine. Il clima è di tipo Termomediterraneo secco, la temperatura invernale difficilmente scende sotto i 12 °C  e quella estiva raramente supera i 33 °C.

Praticamente, da quando è partito il suo impianto, la pineta ha cominciato a suscitare l’interesse della speculazione. Già negli anni 60 grazie alla poca lungimiranza degli amministratori comunali dell’epoca, il comune di Narbolia cedette a prezzi stracciati centinaia di ettari di pineta alla società Is Arenas che iniziò a costruire. All’inizio sorse un villaggio con seconde case e successivamente spuntò un gigantesco campo da golf, contornato da villaggi turistici e grandi alberghi. Per far ciò una parte consistente degli alberi di alto fusto e della relativa macchia sono stati abbattuti con quello che ne consegue per gli animali e le specie botaniche e micologiche. Come se ciò non bastasse, nel 2009 una società multinazionale ha presentato richiesta di concessione demaniale per le acque antistanti la spiaggia e la pineta. Il progetto presentato riguarda la costruzione di un’impianto di pale eoliche marine per la produzione di energia elettrica. Su tale progetto, per ora, ha funzionato il muro di contrarietà eretto dagli enti locali interessati: i comuni di Narbolia, San Vero Milis, Riola Sardo e Cuglieri. Il Ministero dell’Ambiente, La Regione,  la Provincia  e molte delle organizzazioni che si occupano di ambiente.

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Un’Orchidea delle pinete marine sarde: Gennaria diphylla


Tra le tante specie di orchidee spontanee presenti a Is Arenas, Gennaria diphylla è senz’altro una delle più importanti. Gli appassionati di orchidee spontanee iniziano a visitare i siti dove è presente quest’orchidea già dalla seconda settimana del mese di gennaio essendo G. diphylla una delle prime orchidee sarde a fiorire. Oltre a tale motivo, i fotografi naturalisti ne hanno un altro: G. diphylla, per le sue dimensioni (il suo fiore è uno dei più piccoli), per le sue tonalità cromatiche (verde di varie sfumature) e per la quasi incessante presenza del vento (siamo a pochi metri dal mare), è sicuramente la più difficile orchidea spontanea da fotografare e ciò per un bravo fotografo è una sfida quasi irresistibile.
Gennaria diphylla è presente nelle regioni del Mediterraneo occidentale (Nord Africa, Penisola Iberica), in alcune isole atlantiche(Canarie e Madeira) e nelle isole ovest-mediterranee (Sardegna, Corsica, Baleari, Elba). Per quanto riguarda la Sardegna fino al 1995 in letteratura veniva segnalata solo nel Nord Sardegna, nel 1995 Giotta e Piccito segnalano la sua presenza nell’oristanese (Is Arenas), Scrugli e Cogoni sempre nel 1995, nel fluminese e infine nel 2007 Orrù e Senis la ritrovano in territorio di Guspini. Queste segnalazioni, hanno ampliato la sua distribuzione a quasi tutta la zona occidentale dell’isola.
 Sinonimi:
Satyrium diphyllum Link ; Orchis diphylla (Link) Samp.; Coeloglossum diphyllum (Link) Fiori & Paoletti.
 Etimologia:
Gennaria in onore del botanico sardo Patrizio Gennari (1820-1897).
diphylla dal greco "due foglie" per la presenza di 2 sole foglie cauline.
 Habitat:
cespuglieti, macchie e pinete, in ombra o mezz'ombra, fino a 400 m s.l.m.
 Fioritura:
da Gennaio agli inizio di Maggio
 Descrizione:
Pianta alta dai 15 ai 35 cm, verde-giallastra, con fusto cilindrico abbastanza robusto provvisto di 2 sole foglie cauline alterne, quella inferiore più grande della superiore, inserite alte nel fusto e distanziate fra loro, cordiformi e abbraccianti il fusto. Brattee lanceolate, uguali ai fiori quelle inferiori, uguali all’ovario quelle superiori. Infiorescenza lunga e fitta, fiori piccoli, di tonalità verde-giallastra. Sepali conniventi, diretti in avanti e più brevi dei petali a punte ricurve. Labello trilobo, di lunghezza uguale o inferiore ai petali, con lobo mediano più largo e lungo dei laterali, sottili e rivolti all'esterno; sperone molto corto. Ginostemio molto breve, ovario brevemente peduncolato.

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L’animale misterioso

Fino a qualche anno fa a nella zona Nord della pineta di Is Arenas, le Gennaria diphylla erano talmente numerose tanto da poter usare il termine di “invasive”. In qualche zona della pineta, mentre camminavi, dovevi fare molta attenzione a dove mettevi i piedi se volevi evitare di calpestarle. Ora non è più così. Da qualche anno a questa parte, quando inizia il periodo di antesi, che corrisponde anche al periodo di risveglio dal letargo di diversi animaletti, qualcuno di questi, ghiotto dei bulbi di Gennaria, inizia il suo lavoro distruttivo: scava in corrispondenza dello scapo, cosa abbastanza semplice dal momento che l’unica cosa che protegge i bulbi, è uno strato di aghi di pino e sotto gli aghi, altro elemento che facilita l’estrazione del bulbo c’è la  sabbia. Una volta estratta la piantina, il predatore, mangia i bulbi e lascia lì a seccarsi e a morire i fiori. 



Chi è questo animale? All’inizio si era pensato ai cinghiali che tuttora lasciano evidenti segni della loro presenza in pineta da diversi anni a questa parte. Ma i cinghiali non vanno in letargo e quindi se sono loro i mangiatori dei bulbi non si capisce perché inizino a mangiarli da quando inizia l’antesi e non quando iniziano a spuntare le foglie. Inoltre i cinghiali, quando scavano, non vanno certo per il sottile, arano tranquillamente il terreno con scavi anche profondi e non si limitano a un buchetto millimetrico intorno allo scapo della Gennaria. I porcospini? Qualche altro animaletto, magari un roditore? Potrebbero essere entrambi. Gli indizi che portano a loro li ho già accennati: le piccole buche e il fatto che inizino a comparire in corrispondenza del periodo dei risvegli dal letargo, aggiungerei che prediligono le ore notturne per consumare i pasti.

Io, solamente, in questo inizio 2013 ho visitato 7 - 8 volte il posto, decine di volte gli anni scorsi, e non sono riuscito ad individuare colpevoli. Però ho visto alcune volte qualcun altra che a questi colpevoli dava la caccia: la mia amica Vulpes vulpes ichnusae, la volpe sarda, lei sa chi è che si mangia i bulbi, il problema è riuscire a farla parlare.

3 commenti:

  1. Il mistero continua!!!!
    Se non fosse così lontano ci andrei di notte ad appostarmi per scoprire il colpevole!

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  2. Penso che molto probabilmente si tratti di una Istrice o porcospino o spinosa...
    Prova a chiedere all'amico "Garibaldi" cosa gli combinano (e sempre di notte ;) )....

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  3. Franco, l'anno scorso e due anni fa ho visto che anche le altre orchidee (B. robertiana, Op. bombyliflora, Op. eleonorae, Op. speculum, Op. subfusca liveranii, Or. papilionacea grandiflora, S. spiralis) erano "scavate". Ho messo una foto al mio ultimo libro pagina 542. mi aveva sembrato riconoscere il lavoro degli cinghiali. Rémy

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