lunedì 3 agosto 2020

Pintande Frores


poesia de Franco Sotgiu




Questa  poesia  ha  avuto  una  menzione  nella Sezione  A Poesia in lingua Sarda della XVII Edizione del CONCORSO LETTERARIO  "ANSELMO SPIGA"  -  San  Sperate  2020.




Ho scritto questa poesia pensando a due persone, che sono diventate un simbolo e  un esempio per le generazioni che sono venute dopo la loro morte. Pensando alle parole che hanno detto e che sono il segno del loro profondo legame con la natura e la sua difesa.

La prima frase è di Chico Mendes: Não quero flores no meu enterro, pois sei que irão arrancá-las da floresta” “Non voglio fiori al mio funerale, perché so che li estirperanno dalla foresta”. Dove viene fuori fino in fondo, senza dubbi e tentennamenti il profondo legame di Chico Mendes con la Foresta Amazzonica e la  battaglia per la sua difesa fino all’estremo sacrificio.

La seconda è di Frida Khalo: “Pinto flores para que así no mueran” Dipingo fiori perché cosi non muoiono. Perché dipinti sulla carta, sulla tela. suoi muri , non possono essere recisi e non muoiono.

La ragazza della mia poesia una notte spunta fuori dal nulla iniziando a dipingere fiori in città, dappertutto, sui muri, sulle strade sulle auto le porte etc., alla fine a chi le chiede perché lo fai, risponde: li recidono appena sbocciano, io li dipingo, così non muoiono.


*Come sempre scorrendo la pagina troverete la traduzione della poesia in italiano.





Pintande frores


Issa est bessia a s'iscuru,

pigande unu pinzellu

e un'iscàtula manna de colores.

Pois s'at chirrau unu muru,

at pintau unu gravellu

in sos muros acanta, àteros frores.

Su gosu e sos dolores

ch'in s'ànimu teniat

los esprimiat pintande,

pro cuss'andiat zirande

in tottus sas carrelas chi b'aiat,

e in tottue pintaiat,

sos milli frores ch'issa connoschiat.

 

At pintau sas istradas

e ventanas e giannas

sos muros de sas domos, de sos ortos,

sas ighinas cuadas 

e sas carrelas mannas,

sos camminos chi medas biden tortos,

sos magasinos mortos,

sunt torraos in colore,

cun rosas e ziranos

murtas e zaffaranos,

como cada logu est unu frore.

Sas domos sunt frorias,

prenos de vida sos muros e sas vias.

 

A s'arbeschet sa zente

mìriat cun meraviza

sa tzittade ammuntada de pinturas.

No cumprendiat comente

froriant a miz' e miza

in sos trenos, sos tram e sas veturas.

Fintzas sas criaturas

bidinde chie pintiat,

pintiant lizos e chimos,

e pregontiant po primos

a sa pintora, proite lu faghiat:

“los segan cando frorint,

rispondiat, deo los pinto, gai non morint”.





Dipingendo fiori


Lei è uscita al buio,

impugnando un pennello

e un scatola grande di colori.

Dopo si è scelta un muro,

ha dipinto un garofano

e nei muri vicini, altri fiori.

La gioia ed i dolori

che aveva nell’anima

li esprimeva dipingendo,

per questo girava

in tutte le vie che c’erano,

e dappertutto dipingeva,

i mille fiori che lei conosceva.

 

Ha dipinto le strade

le finestre e le porte

i muri delle case, dei cortili

le piazzette nascoste

e i grandi viali

i cammini che molti vedono storti

i magazzini morti

si sono colorati

con rose e gerani

mirti e zafferani

ed ogni luogo adesso è un fiore.

Le case son fiorite

pieni di vita i muri e le vie.

 

All’alba la gente

guardava meravigliata

la città coperta di pitture.

Non capiva come

fiorivano a migliaia

nei treni, nei tram e nelle auto.

Anche i bambini piccoli

vedendo chi dipingeva,

dipingevano iris e cime dei rami,

e chiedevano per primi

alla pittrice, perché lo faceva:

“li recidono quando sbocciano,

rispondeva, io li dipingo, così non muoiono”.







4 commenti:

  1. Complimenti Franco, è bellissima!

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  2. Ringrazio le amiche o gli amici "Unknown" "Sconosciuti" che hanno voluto commentare. Purtroppo Blogger non riconosce automaticamente nessuno e quindi anche voi siete diventati anonimi sconosciuti.

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  3. Ci vorrebbero mille e mille e ancora mille pintoras come la tua

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